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27 aprile 02 maggio 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA  
27 aprile - 02 maggio 2020


Lunedì 27 aprile

Santi del giorno: santa Zita, san Liberale.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo.
Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
Incontriamo oggi la figura di Stefano e leggiamo del suo martirio. Stefano, diacono, servo della Parola, servo di Dio, servo dei fratelli, viene catturato perché persona significativa e la sua parola brucia, arde, scotta, disturba, perciò viene accusato falsamente e portato in tribunale come il suo Maestro. Si perdona a tutti, meno che alle persone vere, perché disturbano l’arroganza e la maggioranza della menzogna.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi disturbatore della menzogna, questo è il titolo di onore che ti chiedo.


Martedì 28 aprile
Santi del giorno: san Pietro Chanel, santa Gianna Beretta.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Stefano [diceva al popolo, agli anziani e agli scribi:] «Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata». All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Sàulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.
Sàulo approvava la sua uccisione.

Stefano viene lapidato fuori dalla città e testimone del fatto è Saulo che approva questa morte nella sua farneticazione farisaica e nel suo fondamentalismo giudaico. I martiri sono la vera forza di Dio, i martiri sono i veri testimoni di Dio, sono la semente di nuovi cristiani, perché i martiri di ogni tempo non sono testimoni di un’ideologia o di una posizione culturale, testimoniano una persona di cui sono innamorati, da cui sono stati afferrati, conquistati. I martiri demoliscono le demagogie e aprono la porta alla grazia del martirio.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi mai un cristiano compromesso e borghese, rendimi martire bianco nella fedeltà a Gesù e, se vorrai un domani, anche martire rosso nel suo amore


Mercoledì 29 aprile
Santi del giorno: santa Caterina di Siena.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

Oggi leggiamo la prima lettera di san Giovanni che parla del sangue di Gesù, tema caro alla letteratura mistica di santa Caterina nel “Dialogo della Divina Provvidenza”. Giovanni evidenzia come questo sangue abbia la forza e la fecondità di purificarci da ogni peccato. Questo sangue ci ricorda che tutti noi siamo peccatori e negare il peccato è rendere la nostra vita una menzogna. Questo sangue ci ricorda la fonte: Gesù espiatore. Di fronte a lui Caterina ha pianto, ha lottato, ha pregato per la chiesa miserevole del suo tempo in cui regnavano una grande ignoranza e una grande immoralità. Questa donna umile, analfabeta, ma forte nello Spirito, ha compiuto cose grandi, perché ciò che per il mondo è stolto è forte in Dio.
Che Caterina oggi ci doni le sue tre passioni: le anime, il papa e la chiesa. Oggi la chiesa ha bisogno di santi non di contestatori o di protagonisti.
Pensiero del giorno: Cara santa Caterina, guarda l’Italia, di cui sei patrona, ed aiutaci a non diventare paese di missione, ma ancora terra di santi e di testimoni.   


Giovedì 30 aprile
Santi del giorno: san Pio V, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, santa Sofia.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etíope, eunùco, funzionario di Candàce, regina di Etiòpia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaìa.
Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaìa, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:“Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita”. Rivolgendosi a Filippo, l’eunùco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo la Parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù. Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunùco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunùco, ed egli lo battezzò.Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunùco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa.

Filippo è il protagonista anche del brano di oggi. Egli, su indicazione dello Spirito, raggiunge un carro e inizia alla scienza della Parola l’eunuco, funzionario di Candace. L’eunuco, dopo che gli sono state aperte le ricchezze della Parola, domanda il battesimo e Filippo glielo amministra subito. Oggi, invece, pretendiamo di dare i sacramenti rimandandoli il più possibile, dopo corsi di formazione che non toccano il cuore e non cambiano la vita. Il sacramento non è un diploma a fine corso, è un dono, una grazia immeritata che viene data in seguito ad una folgorazione d’amore. Lo strutturare troppo il sacramento in un culturalismo è svilirlo nella sua forza di grazia ed è renderlo premio di produzione di una prestazione.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che come Filippo non mi fermi alle modalità, non mi lasci inghiottire dall’organizzazione pastorale, ma rendimi come Filippo: annunciatore audace, libero e profetico della tua grazia.


Venerdì 01 maggio
Santi del giorno: san Giuseppe lavoratore.

Dal libro della Gènesi
Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogàtela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando.

Oggi leggiamo dal libro della Genesi il racconto della creazione, di come Dio ha creato questo mondo e l’ha arricchito di tutte le sue creature. Capolavoro di Dio è l’uomo, creato maschio e femmina. Dio è il creatore dell’uomo, il suo difensore, Dio è la tutela della verità e della gioia della vita dell’uomo. Oggi c’è un’aggressione all’uomo in nome di una libertà dettata da una supponenza e da un’arroganza ignorante. Quando si è estranei a Dio, si diventa estranei anche alla creatura di Dio, l’uomo, e quando si è nemici di Dio, lo si è dell’uomo perché la creatura senza il Creatore svanisce. Chi difende l’uomo è Dio, chi difende l’uomo è la chiesa di Dio.
Oggi, aprendo il mese di maggio, il mese di Maria, e guardando a san Giuseppe, uomo obbediente, silenzioso, umile e realizzato, la Parola ci ricorda ancora una volta che l’uomo è creatura di Dio, fatta a sua immagine e somiglianza. Solamente gli uomini e le donne di Dio potranno difendere l’uomo dall’arroganza e dall’attacco di coloro che non lo considerano più creatura di Dio, ma semplice struttura biologica e razionale.     

Pensiero del giorno: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi?” Signore, dona ai credenti lo stupore della persona umana e la capacità di difenderla e di illuminarla con il tuo amore.


Sabato 02 maggio
Santi del giorno: sant’Atanasio, sant’Antonino di Firenze.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enèa, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico. Pietro gli disse: «Enèa, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore. A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità – nome che significa Gazzella – la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!». Pietro allora si alzò e andò con loro. Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto alla salma, disse: «Tabità, àlzati!». Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva. La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.

Oggi l’episodio degli Atti ci parla di Pietro che va a far visita alla comunità  di Lidda e qui trova un uomo di nome Enea che da otto anni è paralizzato. Pietro, nel nome di Gesù, lo guarisce e lo fa rialzare. La notizia sconvolge gli abitanti di Lidda e del Saron che si convertono al Signore. A Giaffa, città vicina, una discepola chiamata Tabità, gazzella, si ammala e muore. Pietro, chiamato dai discepoli, va a casa di Gazzella e su di lei, con l’autorità del nome di Gesù, le ridà la vita.
Sembrano racconti meravigliosi, alcuni biblisti avrebbero da ridire che non sono miracoli, ma simboli, invece sappiamo che il Signore ha accompagnato la comunità dei primi tempi con segni veri, miracoli e prodigi. Oggi non c’è più Tabità morta, non c’è più Enea paralizzato, ma c’è il mio collega di lavoro, il mio vicino di casa, il mio amico del fine settimana che è morto dentro e non ha più speranza e noi ci vergogniamo a fare il nome di Gesù, sostituendolo con il Galateo, con argomenti culturalmente apprezzati e con compromessi insignificanti. Il Signore ci domanderà conto del non uso del suo nome e del nostro lasciare molti nella morte e nella paralisi, perché abbiamo deciso che non bisogna mai esagerare con Gesù.

Pensiero del giorno: Signore, non permettermi di essere complice della morte dei fratelli lasciandoli stesi nel loro letto del nulla, ma fammi audace portatore della forza di Gesù.
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