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27 gennaio-01 febbraio 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
27 gennaio – 01 febbraio 2020


Lunedì 27 gennaio

Santi del giorno: sant’Angela Merici fondò la “Compagnia di sant’Orsola”, una nuova forma di associazione femminile di vergini consacrate che vivevano nel mondo, premessa storica dei futuri ordini secolari. Angela e le sue compagne si occupavano della formazione delle future madri di famiglia. Oggi si contano ben 24 rami di Orsoline, dedite ad ogni genere di servizio nella Chiesa.

Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”». Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele. Davide aveva trent’anni quando fu fatto re e regnò quarant’anni. A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda.Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quella regione. Costoro dissero a Davide: «Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno», per dire: «Davide non potrà entrare qui». Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui.

Il brano di oggi ci presenta la figura carismatica di Davide che riesce a diventare il centro e il punto di comunione e di incontro con tutte le tribù di Israele. Davide regnò su Giuda sette anni e sei mesi e su Gerusalemme trentatrè anni. Il brano ci presenta anche la spedizione vittoriosa di Davide contro i Gebusei. Il brano esalta la figura di Davide come re forte, potente, un re capace di creare e di dare unità ad un popolo. Quanto bisogno abbiamo oggi nel nuovo Israele, che è la Chiesa, di forte unità ed appartenenza! Quanto bisogno abbiamo di guide spirituali sicure, uomini e donne di Dio, che ci conducano, non contro i Gebusei, ma contro i nemici che oggi vorrebbero vincere la potenza della parola di Dio, vorrebbero fermare la dinamica del suo regno e vorrebbero ostacolare la potenza del nome di Gesù. In questa guerra, seguendo il nostro Davide, che è Gesù, rappresentato in maniera visibile e viva nei nostri pastori, vogliamo essere veramente forti. Le guerre si vincono rimanendo uniti, e l’unità è quello che Gesù ha chiesto nella sua preghiera sacerdotale, prima di lasciare questo mondo. L’unità è la testimonianza più bella in un mondo che vive di lacerazione e di opposizione.

Pensiero del giorno: Signore, quando la mia originalità rompesse l’unità, fammi capire che è solo materiale da scarto.


Martedì 28 gennaio
Santi del giorno: San Tommaso d’Aquino, sacerdote domenicano, fu un grande teologo che ha lasciato opere di straordinaria profondità, la più nota è la “Somma Teologica”. Ricevette da Pio V il titolo di Dottore della Chiesa con cui si volle mettere in rilievo lo splendore della sua dottrina.

Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. Così Davide e tutta la casa d’Israele facevano salire l’arca del Signore con grida e al suono del corno.
Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore.
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua.

Il brano ci presenta l’esultanza di Davide quando accolse l’arca del Signore. L’arca era il segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo e conteneva degli oggetti sacri per la religione d’Israele: un vaso d'oro contenente la manna, la verga di Aronne, che era fiorita, e le Tavole della Legge. Il brano ci presenta l’esultanza di Davide e il suo accompagnamento processionale davanti all’arca del Signore. La presenza di Dio è veramente una festa. Dio cammina in mezzo al suo popolo e, mentre per l’antico Israele la presenza di Dio era rappresentata dal segno visibile dell’arca, oggi la sua presenza in mezzo al popolo del nuovo Israele, la Chiesa, non è più qualcosa di visibile, ma è qualcosa di presente nell’invisibilità della fede ed è la potenza della sua Parola, la potenza rassicurante del suo mistero eucaristico e la presenza viva del sacramento di salvezza che è la chiesa. Questi segni accompagnano il cammino del popolo di Dio.
Nella Parola di oggi l’invito alla gioia, all’esultanza è veramente forte. Le nostre celebrazioni dovrebbero essere non rumorose, chiassose o goliardiche, ma piene della gioia di Davide, e la gioia spirituale è questo spaccato, questa feritoia con la quale noi fissiamo il nostro occhio verso le realtà invisibili che attendono il nostro cuore.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi un discepolo di gioia, fa’ che sia portatore di profonda gioia spirituale e duratura e non rendermi contrabbandiere solo di rumore e di stordimento.


Mercoledì 29 gennaio

Santi del giorno: santi Papia e Mauro, san Sulpicio Severo.

Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”. Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”». Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

Abbiamo in questo brano la presenza del profeta Natan che va da Davide ad annunciargli la Parola del Signore. C’era in Davide il desiderio di costruire una casa al Signore, ma Egli ricorda l’itineranza del suo popolo dall’Egitto dove abitava nella tenda che accompagnava il cammino di questo popolo. Natan ricorda a Davide come il Signore lo ha accompagnato in tutto l’itinerario della sua vita, inoltre gli promette una discendenza e qualcuno che dopo di lui coglierà la sua eredità. Quante volte noi non siamo attenti e non cogliamo l’accompagnamento materno, paterno fedele di Dio nella nostra vita, eppure il Signore ci accompagna con tenerezza, con fedeltà e ci è vicino nei nostri passaggi, nei nostri cambiamenti, nei nostri avanzamenti. Egli è con noi anche quando ci fermiamo o ci sentiamo sconfitti. Perciò la Parola ci mostra un Dio dinamico, un Dio che cammina, un Dio presente che non si chiude nella casa della sua gloria, ma abita e accompagna il cammino itinerante della vita di ciascuno di noi; un Dio che ci guida, che ci precede, che ci sostiene. La presenza e l’accompagnamento di Dio per la nostra vita sono il segno più vivo della sua tenerezza d’amore per noi. Chi ti ama non ti lascia, non ti abbandona, non si rende irreperibile, ma diventa presenza, vicinanza, calore, difesa.

Pensiero del giorno: Signore, quando penso di essere io che gestisco la mia vita, quando penso di essere io che ho il mio piano di volo della mia vita, ricordami con fortezza che invece sono accompagnato e guidato da Te, perché questo mi basti per mantenermi in una intelligente umiltà.
Signore, tu sei la mia polizza assicurativa, perché il tuo accompagnamento mi impedisce di fare incidenti e di procurare incidenti agli altri con la mia imprudenza di protagonista.


Giovedì 30 gennaio
Santi del giorno: santa Martina, santa Giacinta Marescotti.

Dal secondo libro di Samuèle
Dopo che Natan gli ebbe parlato, il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: «Chi sono io, Signore Dio, e che cos’è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, Signore Dio: tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è legge per l’uomo, Signore Dio! Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro. Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa confermala per sempre e fa’ come hai detto. Il tuo nome sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti è il Dio d’Israele!”. La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te! Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d’Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: “Io ti edificherò una casa!”. Perciò il tuo servo ha trovato l’ardire di rivolgerti questa preghiera. Ora, Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità. Hai fatto al tuo servo queste belle promesse. Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché tu, Signore Dio, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo servo è benedetta per sempre!».

Davide, dopo il discorso di Natan, sente il bisogno di andare a prostrarsi davanti al Signore e di effondere in una preghiera ardente ed umile tutta la sua gratitudine per l’accompagnamento, la fedeltà e la benedizione del Signore verso la sua vita. Davide trasforma la sua preghiera in rendimento di grazie, in memoria di grazie, lodando Dio per la sua fedeltà di presenza, di grazia e di accompagnamento. Davide termina chiedendo al Signore la sua benedizione. In questo brano abbiamo l’icona di Davide come uomo di preghiera, come persona che fa della preghiera di grazie di lode e di riconoscenza una parte importante della sua vita. Quante volte la nostra preghiera è funzionale ai nostri bisogni e alle nostre urgenze, quante volte la nostra preghiera è ammalata dal virus e dalla patologia del domandare, quanto poco la nostra preghiera è stupore, lode, rendimento di grazie, contemplazione, silenzio. Dobbiamo ridiventare uomini di preghiera, una preghiera fatta di lode e di rendimento di grazie per non ridurci ad essere macchine che producono attività o manichini della storia senza cuore.

Pensiero del giorno: Signore, quando il mio protagonismo e la mia superbia diventano febbre e patologia, ridonami la terapia della preghiera di lode e di grazie, perché questo mi ricordi che tutto viene da Te e tutto ritorna a Te.


Venerdì 31 gennaio
Santi del giorno: san Giovanni Bosco, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze ai giovani aiutandoli a raggiungere competenza ed abilità professionali, ma soprattutto a rispondere alla chiamata ad essere santi ed immacolati. La santità di Giovanni venne riconosciuta da Pio XI nel 1934.

Dal secondo libro di Samuèle
All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’asseDio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.
Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo Signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua». Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo Signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

Il brano di oggi ci presenta il peccato di Davide commesso contro Betsabea, moglie di Uria l’Ittita, e l’uccisione del legittimo consorte, che Davide manda a morire in guerra. La Parola ci parla della tragedia del peccato, che la logica del mondo e la mondanità della cultura umana nega e non vuole prendere in considerazione. Quando il peccato diventa inesistente, si rende inesistente la vita, la persona umana, la verità e la dignità. Quando non c’è più peccato, tutto è lecito e dove tutto è lecito, comincia la sopraffazione del forte verso il debole. Quando non riconosciamo la tremenda realtà del peccato, ci autoassolviamo con superficialità e riteniamo di essere persone a posto perché il nostro super io ce lo conferma. Negando il peccato, si nega l’umiltà di mettersi in ascolto davanti a Dio; negando il peccato, si nega anche il bisogno di sentirsi perdonato da un amore più grande; negando il peccato non si tiene in conto quel terribile nemico che ci incita a commetterlo e quella terribile malattia spirituale che avvelena la nostra anima e il nostro cuore, perché il peccato ha come salario sempre ed esclusivamente la morte. È il peccato che fa morire in noi la fede, la gioia, la luce, la trasparenza, la docilità e ci rende uomini solitari, figli dell’ululato del nemico che fa sparire la voce suadente e dolce di Dio.

Pensiero del giorno: un tempo, Signore, pregavamo perché fossimo liberati dal peccato, oggi abbiamo reso il peccato inesistente e ci siamo tuffati in una sociologia senza di Te con il risultato che la tristezza avanza, il deserto inghiotte le sue vittime e noi pensiamo di essere finalmente disinibiti e liberi, non accorgendoci invece del tranello che il nemico tende alle nostre spalle.    


Sabato 1 febbraio
Santi del giorno: san Severo, san Raimondo, santa Brigida.

Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui». Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”». Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa. Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Urìa aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro.
Dopo che Davide ebbe compiuto il peccato con la moglie di Uria l’Ittita, Betsabea, il profeta Natan andò da Davide in nome del Signore e gli raccontò la storia didattica, la parabola di quel tale che aveva ucciso l’unica pecora di un uomo e Davide, adirandosi contro l’uomo che aveva commesso il misfatto, disse a Natan che quell’uomo avrebbe dovuto essere punito con la morte e che avrebbe dovuto pagare quattro volte il valore della pecora. E Natan, nella forza del Signore, gli disse che l’uomo in questione era lui. Natan è un esempio di franchezza, di fortezza di una profezia e di un annuncio che non teme i potentati umani e le superbie umane. Quante volte anche oggi la profezia viene sbiadita nella Chiesa per troppi compromessi e troppi calcoli umani, quante volte la profezia viene vanificata o diventa insipida in nome di una politica del dialogo, della comunione a tutti i costi e dell’approvazione timorosa verso coloro che si ritengono potenti. Natan, invece, ci ricorda che la vera profezia è franchezza, è libertà, è annuncio diretto e libero della volontà di Dio. I profeti non hanno mai fatto carriera di cortigiani, non hanno mai avuto qualche posto importante nei potentati umani, ma essi, amici di Dio, sono stati fedeli a chi li mandava, annunciando senza paura la parola e la volontà di Dio. Una vera profezia non è un hobby e non è un gioco, è una grazia da vivere e da donare.

Pensiero del giorno: Signore, quando scendo a compromessi con la mia profezia battesimale ricevuta in dono, facendo silenzio e chiamandolo prudenza, liberami dalla paura e rendimi un tuo vero profeta che non teme i potenti, ma ama e crede solamente nella tua onnipotenza d’amore.      
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