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27 luglio-01 agosto 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
27 luglio – 01 agosto 2020


Lunedì 27 luglio

Santi del giorno: san Pantaleone, san Celestino I

Dal libro del profeta Geremìa
Il Signore mi disse così: «Va’ a comprarti una cintura di lino e mettitela ai fianchi senza immergerla nell’acqua». Io comprai la cintura, secondo il comando del Signore, e me la misi ai fianchi.
Poi la Parola del Signore mi fu rivolta una seconda volta: «Prendi la cintura che hai comprato e che porti ai fianchi e va’ subito all’Eufrate e nascondila nella fessura di una pietra». Io andai e la nascosi presso l’Eufrate, come mi aveva comandato il Signore. Dopo molto tempo il Signore mi disse: «Àlzati, va’ all’Eufrate e prendi di là la cintura che ti avevo comandato di nascondervi». Io andai all’Eufrate, cercai e presi la cintura dal luogo in cui l’avevo nascosta; ed ecco, la cintura era marcita, non era più buona a nulla.
Allora mi fu rivolta questa Parola del Signore: «Dice il Signore: In questo modo ridurrò in marciume l’orgoglio di Giuda e il grande orgoglio di Gerusalemme. Questo popolo malvagio, che rifiuta di ascoltare le mie parole, che si comporta secondo la caparbietà del suo cuore e segue altri dèi per servirli e per adorarli, diventerà come questa cintura, che non è più buona a nulla. Poiché, come questa cintura aderisce ai fianchi di un uomo, così io volli che aderisse a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda – oracolo del Signore –, perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode e mia gloria, ma non mi ascoltarono».

Geremia compie un’azione profetica simbolica: prende la cintura di lino, se la mette ai fianchi e la immerge nell’acqua, il Signore poi gli ordina ancora di andare all’Eufrate e di prendere la cintura, ma quando il profeta va a riprenderla la trova marcita. Molte volte il Signore ha usato con i profeti la metodologia delle azioni simboliche che parlano molto più dei ragionamenti. Questa cintura che marcisce è un ammonimento al popolo d’Israele che rifiuta la Parola del Signore e si comporta secondo la caparbietà del suo cuore. Come la cintura, questo popolo non serve più a nulla. Il non ascolto della Parola genera la durezza del cuore e la durezza del cuore genera la caparbietà del cuore cioè il cuore interiore dell’uomo pensa di essere a posto, rifiutando e rinunciando alla vocazione fondamentale di ognuno che è essere relazione, persona referente, di una Parola più grande di se stessi e della propria vita. Il non ascolto della Parola genera superficialità, frettolosità, banalità. Un popolo che non ascolta, un uomo che non ascolta la Parola diventa un prodotto disperato di un’arroganza senza la grazia. La Parola deve cingere la nostra vita come una cintura perché la dinamica della Parola è l’esodo, il cammino, l’avanzamento in Dio. Ascoltare la Parola è mettersi quotidianamente sotto la sua grazia e diventare destinatari di una forza e di una luce infinite.

Pensiero del giorno: Signore, quando non ascolto la tua Parola divento una cintura allentata che non sa cingere più il mio cuore e il cuore degli altri oppure divento una cintura soffocante resa così dall’arroganza della mia autosufficienza.  


Martedì 28 luglio
Santi del giorno: san Nazario e Celso

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Gesù, dopo aver congedato la folla, spiega ai discepoli l’ermeneutica profonda della parabola, cioè Gesù ne interpreta i simboli ed è l’unico caso in cui Gesù racconta una parabola e la spiega. Gesù ci dice che colui che semina il buon seme è Gesù, il campo è il mondo, il seme buono sono i figli del regno, la zizzania sono i figli del maligno, il nemico che l’ha seminata è il diavolo, la mietitura è la fine del mondo, i mietitori sono gli angeli. Ecco la spiegazione esaustiva di Gesù. Come porci di fronte a questa Parola? Di fronte a questa Parola vogliamo porci con la gioia di essere veramente i figli del regno, coloro cioè che diventano la terra buona del seme buono e la terra buona è la terra dove la grazia di Dio accolta, custodita e tutelata porta messe abbondante e frutto buono. Quella terra è la mia anima nella quale la Parola mette profonde radici e porta frutto. La terra buona è questa terra della grazia dove io accolgo la Parola nell’umiltà e nello stupore dell’ascolto e non nell’arroganza di un tentativo di comprensione che parte solamente da una mia intelligenza superba e aggressiva. Essere figli del regno significa essere la terra buona di Gesù.

Pensiero del giorno: Signore, com’è la terra della mia vita? Non lo so, ma se fosse una terra infestata di zizzania ti prego di estirparla con la potenza della tua grazia e con la radicalità del tuo amore per rendermi la terra buona della tua Parola, così sarò nel fiume dell’eternità e non nel fiato corto della cronaca.   


Mercoledì 29 luglio
Santi del giorno: santa Marta, san Lazzaro, sant’ Olaf.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.

Oggi, nella messa propria di santa Marta, leggiamo un brano della prima lettera di san Giovanni. L’apostolo ci esorta ad amarci secondo Dio, ad amarci nell’amore che viene da Dio perché Dio ci ha amati per primo, perché Dio è Maestro d’amore. Santa Marta ci ricorda che l’azione, l’operosità, il darsi da fare non sono sufficienti per il Signore, ma che l’amore, il rimanere nel suo amore è la vera profezia della libertà e della pace. Dobbiamo rimanere in Lui, nel suo amore. Rimanendo nel suo amore restiamo saldi e abbiamo la gioia e la forza di essere riflesso d’amore.

Pensiero del giorno: Signore, non voglio banalizzare l’amore con il sentimentalismo del mio egoismo, ma voglio radicarmi nelle vette del tuo amore, di Te, che sei Maestro d’amore.


Giovedì 30 luglio

Santi del giorno: san Pietro Crisologo, sant’Orso, santa Massima.

Dal libro del profeta Geremìa
Questa Parola fu rivolta dal Signore a Geremìa: «Àlzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia Parola». Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto. Allora mi fu rivolta la Parola del Signore in questi termini: «Forse non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele».

Geremia ci descrive un comando che il Signore gli dà: scendere nella bottega del vasaio ed osservare il lavoro dell’artigiano che plasma i vasi; quando si guastano, li riprende in mano e dà loro la forma. Il Signore dice a Geremia che ciascuno di noi è argilla nelle sue mani. L’argilla è un materiale docile, tenero; essere argilla nelle mani di Dio significa essere pienamente docili alla sua azione. Per essere argilla occorrono tre coordinate spirituali: lasciarlo fare, lasciarsi fare e lasciar fare, le tre coordinate che hanno costruito i santi argilla docile nelle mani di Dio. A noi, che vorremmo essere stabilità di cemento, che vorremmo essere persone strutturate in una fermezza, il Signore ricorda che la vita spirituale è una dinamica di plasmazione continua nelle mani invisibili del Dio amore. Egli non si accontenta dei risultati raggiunti con noi, non ci dice che il suo lavoro è terminato,  ma la sua opera di artigiano dell’anima continua e le anime che si lasciano plasmare come argilla buona ottengono da Dio la grazia di una flessibilità spirituale, cioè di una lettura attenta, misericordiosa di se stessi e degli altri.

Pensiero del giorno: Signore, fammi sentire le tue mani instancabili sulla mia vita che la costruiscono e la rendono fascino del tuo amore. Signore, fa’ che non ti domandi mai che cosa fai di me, ma mi lasci fare.


Venerdì 31 luglio
Santi del giorno: sant’Ignazio di Loyola

Dal libro del profeta Geremìa
All’inizio del regno di Ioiakìm, figlio di Giosìa, re di Giuda, fu rivolta a Geremìa questa Parola da parte del Signore:
«Così dice il Signore: Va’ nell’atrio del tempio del Signore e riferisci a tutte le città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore tutte le parole che ti ho comandato di annunciare loro; non tralasciare neppure una Parola. Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso mi pentirò di tutto il male che pensavo di fare loro per la malvagità delle loro azioni. Tu dunque dirai loro: Dice il Signore: Se non mi ascolterete, se non camminerete secondo la legge che ho posto davanti a voi e se non ascolterete le parole dei profeti, miei servi, che ho inviato a voi con assidua premura, ma che voi non avete ascoltato, io ridurrò questo tempio come quello di Silo e farò di questa città una maledizione per tutti i popoli della terra». I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremìa che diceva queste parole nel tempio del Signore. Ora, quando Geremìa finì di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo arrestarono dicendo: «Devi morire! Perché hai predetto nel nome del Signore: “Questo tempio diventerà come Silo e questa città sarà devastata, disabitata”?». Tutto il popolo si radunò contro Geremìa nel tempio del Signore.

Il Signore dà a Geremia una Parola che viene collocata storicamente durante il regno di Ioiakìm, figlio di Giosìa, re di Giuda. Egli manda ancora Geremia nell’atrio del tempio ad annunciare il suo sdegno divino: se il popolo non ascolterà il Signore e non camminerà con Lui, il tempio sarà distrutto. Questo annuncio di Geremia provoca la rabbia e lo sdegno dei sacerdoti, dei profeti di corte e del popolo che sentenziano la morte per Geremia. Quando abbiamo il coraggio nel Signore di annunciare la sua Parola, la struttura che si rifà al Signore ci verrà contro perché la Parola che annunciamo non è nostra, ma è sua e la Parola che annunciamo è un fuoco che brucia tutta la cartapesta finta delle conquiste umane senza il Signore.

Pensiero del giorno: Signore, mandami Tu in missione, non voglio improvvisarmi io missionario del tuo amore. Se mi improvviso, faccio solo danni.   


Sabato 01 agosto
Santi del giorno: sant’Alfonso M. de’ Liguori. Alfonso (Napoli 1696 – Nocera de’ Pagani, Salerno, 1 agosto 1787), già avvocato del foro di Napoli, lasciò la toga per la vita ecclesiastica. Vescovo di Sant’Agata dei Goti (1762-1775) e fondatore dei Redentoristi (1732), attese con grande zelo alle missioni al popolo, si dedicò ai poveri e ai malati, fu maestro di scienze morali, che ispirò a criteri di prudenza pastorale, fondata sulla sincera ricerca oggettiva della verità, ma anche sensibile ai bisogni e alle situazioni delle coscienze. Compose scritti ascetici di vasta risonanza. Apostolo del culto all’Eucaristia e alla Vergine, guidò i fedeli alla meditazione dei novissimi, alla preghiera e alla vita sacramentale.

Dal libro del profeta Geremìa
In quei giorni, i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: «Una condanna a morte merita quest’uomo, perché ha profetizzato contro questa città, come avete udito con i vostri orecchi!».
Ma Geremìa rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: «Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltato. Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, sarete responsabili del sangue innocente, voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole».
I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: «Non ci deve essere condanna a morte per quest’uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore, nostro Dio». La mano di Achikàm, figlio di Safan, fu a favore di Geremìa, perché non lo consegnassero al popolo per metterlo a morte.

Il profeta ricorda al popolo che è stato il Signore a mandarlo a profetizzare. Lo scontro tra il profeta e le strutture arroganti è inevitabile. I profeti non hanno paura dello scontro diretto, anche Gesù ha preparato i suoi discepoli a questo scontro diretto quando la Parola si scontra con l’arroganza della non Parola. Gesù ha già detto che saremo portati nelle sinagoghe e verremo perseguitati quando saremo degni testimoni di una Parola che non desidera un’approvazione umana, perché la Parola ha già l’approvazione piena nel donatore della Parola stessa.
Non dobbiamo temere le persecuzioni, le incomprensioni, le esclusioni, esse fanno parte del gioco dell’amore con Dio. Geremia stesso, perseguitato, ci ricorda che la persecuzione, anche sottile e costante verso i discepoli del Signore, è una fecondità e una grazia che porteranno ancora nuova linfa alla chiesa e nuova forza agli evangelizzatori del Signore.

Pensiero del giorno: Signore, non farmi evitare lo scontro in nome di un pacifismo che non viene da Te, ma rendimi capace, come Geremia, di scontrarmi con i nemici della Parola perché la persecuzione è la grazia che verifica l’intensità della mia fedeltà.   
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