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28 ottobre 03 novembre

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
28 ottobre- 03 novembre 2019


Lunedì 28 ottobre
Santi del giorno: santi Simone e Giuda apostoli Simone, soprannominato Cananeo o Zelota, divenne successore di san Giacomo sulla cattedra di Gerusalemme e Taddeo, che significa magnanimo, buono, evangelizzò la Palestina, la Siria e la Mesopotamia. È invocato per le cause impossibili.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù.
In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.
Paolo ci ricorda che noi siamo familiari di Dio e concittadini dei santi; siamo edificati sopra il fondamento degli apostoli e siamo chiamati a costruire il tempio santo di Dio, la sua chiesa,  nella potenza dello Spirito. Questa Parola ci ricorda anche che per fare questo bisogna essere familiari di Dio, intimi di Dio, essere familiari della vibrazione del suo cuore, della sua gioia, della sua forza e della sua presenza. Se non siamo familiari di Dio, annunciamo un estraneo, una dottrina, delle parole. Gli apostoli e coloro che amano Dio ricevono questa grazia: la familiarità di Dio e con Dio, che non diventa mai banalità di abitudine o non finezza d’amore, ma è sempre intimità profetica di una presenza che ci manda ad annunciare.

Pensiero del giorno: Signore, essere tuoi familiari è camminare in punta di piedi dentro lo stupore della tua grazia.   

Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che chiama a sé i suoi apostoli di cui l’evangelista Luca fa l’elenco. Gesù, chiamando questi apostoli, ne fa i collaboratori dell’annuncio del regno e della buona notizia del vangelo. Essere collaboratori di Dio non è proporsi ed autocandidarsi, ma è rispondere ad una chiamata, ad una sollecitudine. Gesù non chiama i migliori, ma quelli più disponibili, quelli che sono consci di essere peccatori, fragili, piccoli, poveri, ma altrettanto sono consci di essere strumenti di una grazia che in loro agisce per la gloria e la potenza di Dio. Gesù non forza la nostra collaborazione, Egli ci chiama per nome, chiama la nostra vita, possiamo rispondere sì o no. Gesù non cerca indaffarati o manager, Gesù non cerca persone capaci di strategie aziendali per il vangelo, Gesù cerca piccoli uomini e piccole donne affascinati da Lui, figli di una notte di preghiera, figli di una grazia che ci viene donata per annunciare solamente il suo regno.      
Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che non sia mai protagonista della mia gloria, ma umile servo del tuo amore.


Martedì 29 ottobre
Santi del giorno: san Onorato di Vercelli, san Zenobio

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati.
Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.

Anche noi, come la creazione, siamo in attesa della piena rivelazione della nostra identità e della piena rivelazione della potenza e dell’amore di Dio. Abbiamo le primizie dello Spirito e gemiamo interiormente in questa attesa di pienezza, di visione, di grazia e di pace. La speranza è proprio quella virtù teologale che lo Spirito mette in noi per tenere aperta la ferita immensa verso Dio e la sua gloria. Con la creazione anche noi gemiamo e soffriamo le doglie del parto per poter generare in noi il sogno di Dio nella potenza dello Spirito che rende questo sogno pienezza e visibilità d’amore.  

Pensiero del giorno: Signore, non farmi partorire vento, fammi partorire grazia e luce.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Il vangelo di oggi ci presenta il regno di Dio con la similitudine del granello di senape, che è il più piccolo dei semi, ma diventa un albero grande in cui gli uccelli fanno il nido. Il regno di Dio non si espande con strategie di forza umana, con sapienza e conoscenza umana, il regno di Dio non si espande con la forza organizzativa dei  grande eventi o con il logorroismo di agenti pastorali che pensano di costruire il regno dissertando e facendo dotte conferenze sul regno di Dio. Il regno di Dio si espande per una grazia interiore, per una potenza interiore, per una forza interiore che Dio mette nella dinamica del suo regno. Il regno di Dio si espande soprattutto con coloro che si lasciano fare santi dal suo amore e diventano quel nido che accoglie le persone che cercano radici stabilità, casa e calore.   
Pensiero del giorno: Signore, rendimi umile operatore del tuo regno e convincimi che non hai bisogno di me, ma mi hai chiamato nella logica dell’amore solamente per una tua grazia.


Mercoledì 30 ottobre
Santi del giorno: san Marciano di Siracusa, san Germano di Capua.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Gesù ci ricorda che la porta che conduce alla salvezza  e alla libertà è stretta e per quella porta non entrano coloro che si sentono di famiglia con Gesù, e nemmeno entrano coloro che si ritengono ormai sicuri e assodati nel discepolato. Gesù ha detto che tanti gli diranno: “Abbiamo pregato, abbiamo mangiato e  bevuto in tua presenza”, ma il Signore risponderà che non sa di dove siano.  La porta stretta è Gesù crocifisso, è una porta stretta perché è una porta che non si lega né alle mode né alle opinioni né alle facilonerie né ai buonismi del nostro tempo, quella porta è stretta perché non si piega alle opinioni di maggioranza, non è un cartello pubblicitario, ma è la porta della vita. La misura della porta l’ha creata Dio in Gesù crocifisso: o entri per questa porta o non ci entri, è l’unica porta che ti conduce alla vita e alla libertà, devi adattarti tu alla porta, non la porta a te. Le porte elastiche, girevoli e capienti sono figlie delle ideologie degli anni ‘70 del secolo scorso e fanno ormai parte di una storia passata.    
Pensiero del giorno: Signore Gesù, la porta l’hai costruita tu con la tua passione e morte, e con il tuo amore, io sono solo utente di questa porta, non farmi disquisire sulle misure, ma fammi entrare nel tuo amore.


Giovedì 31 ottobre
Santi del giorno: san Quintino.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelti? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto:
«Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo considerati come pecore da macello».
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

San Paolo ci ricorda che Dio è per noi ed è con noi e che non dobbiamo temere né la spada né l’angoscia né la persecuzione perché siamo vincitori grazie alla vittoria di Gesù. Siamo più che vincitori grazie all’amore di Gesù che ci ha amati, siamo chiamati a vincere il mondo, cioè tutto ciò che si oppone alla signoria di Cristo. Siamo vincitori nel Cristo vincitore e siamo vincitori quando ci lasciamo vincere dall’amore di Gesù ed afferrare dalla sua misericordia. Nel nostro tempo, in cui ci sono tanti demagoghi e tanti produttori di parole inutili, il vincitore in Gesù è colui che splende perché è stato afferrato, riscattato e santificato dalla vittoria di Gesù. Vincitori con Gesù senza nessun senso di inferiorità verso un mondo che fa solo rumore ed è solo apparenza.

Pensiero del giorno: Signore, con te vinceremo, con te vinceremo il mondo e le potenze ostili del mondo; ecco perché un cristiano non ha mai il viso sconfitto o depresso.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

Gesù risponde ad Erode: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta”Gesù manda dire ad Erode che lui è libero nella sua missione.
La missione di Gesù è cacciare i demoni e il mondo maligno che vuole frenare la forza della Parola e del regno, è compiere guarigioni per significare che la potenza del regno è arrivata. Gesù non prende paura della tirannia di Erode e della supponenza del re, ma egli continua impassibile nella sua missione e rimprovera Gerusalemme di uccidere i profeti. I profeti vengono uccisi perché impopolari per la logica della città, i profeti vengono uccisi perché non creano eventi mediateci di applauso, ma sono coscienza critica di un mondo che vuole vivere nella superficialità del nulla. I profeti vengono uccisi perché sono le icone vive della forza di Dio e perciò scomodi per il popolo dei compromessi, delle ideologie e del buonismo.   

Pensiero del giorno: Signore, non farmi mai collaboratore dell’uccisione dei profeti, ma rendimi invece capace di essere minoranza profetica nella libertà del tuo amore.


Venerdì 01 novembre
Festa di Ognissanti
Sabato 02 novembre
Commemorazione dei defunti

 
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