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28 settembre - 03 ottobre 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
28 settembre - 03 ottobre 2020

Lunedì 28 settembre

Santi del giorno: Lorenzo Ruiz e c., san Venceslao


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la Parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Il vangelo di oggi ci mostra la domanda che i discepoli fecero a Gesù: chi di loro fosse il più grande. Il carrierismo, il voler apparire, il protagonismo non lasciano mai la nostra vita, vorremmo essere sempre i primi, i migliori, gli unici; vogliamo sentirci importanti, contare, comandare, vogliamo essere persone di riferimento, ma in questa maniera non saremo quel bambino che Gesù mette in mezzo e mostra come icona viva dell’accoglienza del suo vangelo e della grandezza della sua comunità. Il vangelo prosegue: “Giovanni prese la parola dicendo: Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni, ma glielo abbiamo impedito perché non ti segue insieme con noi”. Gesù, nella larghezza del suo cuore e nell’intelligenza della sua mente, non pone paletti a coloro che lo amano. Quante strade diverse e complementari per testimoniare Gesù e quanto forte è la tentazione, anche nelle nostre comunità, di emarginare coloro che non vogliono camminare nella strada percorsa da noi, ma che vogliono arrivare a Gesù attraverso strade diverse che portano a Lui.
Quanto forte è il senso dell’escludere e quanto forte è invece in Gesù il senso dell’includere. Questa è la vera libertà di Gesù.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, non rendermi fondamentalista ed intollerante, ma ricordami che la mia strada è una delle tante strade che Tu hai preparato per arrivare al tuo amore.


Martedì 29 settembre
Santi del giorno: santi arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo.
E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana, e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
perché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto
grazie al sangue dell’Agnello
e alla Parola della loro testimonianza,
e non hanno amato la loro vita,
fino alla morte.
Esultate, dunque, o cieli
e voi che abitate in essi».

Oggi la chiesa festeggia i tre messaggeri celesti più importanti: Gabriele, Michele e Raffaele. La prima lettura è tratta dall’Apocalisse e narra di una guerra nel cielo tra Michele e i suoi angeli contro il drago. L’arcangelo Michele, fin dai primi secoli della chiesa, è stato venerato come il combattente, il principe delle celesti milizie e fino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II veniva invocato nell’atto penitenziale e alla fine della santa Messa come protettore e difensore contro satana e le sue schiere. Questa lettura ci ricorda che quando scegliamo Cristo, la sua verità e la sua Parola scegliamo di entrare in una guerra tra coloro che appartengono a Cristo e coloro che non gli appartengono. La vita cristiana non è un pacifismo, un irenismo e un compromesso che risparmia dagli aspetti guerreschi della testimonianza, in quanto la Parola ci mostra questa guerra celeste tra Michele e i suoi angeli e il drago e le sue schiere. Essere di Cristo, appartenere a Gesù oggi è sempre più entrare in una guerra contro il nemico di Cristo, della Parola e della sua chiesa. Perciò la Parola ci ricorda la necessità della scelta e della militanza per Gesù, parole fuori moda che non vengono più usate, con imbarazzo vengono accantonate perché forse sanno troppo di integralismo e di fondamentalismo, ma la guerra, la militanza, la scelta fanno parte di un appartenere a Cristo. Gesù ci ha dato tutto e ci domanda tutto nell’itinerario quotidiano della nostra vita in cui le nostre fragilità devono accompagnare, ma non spegnere questa esigenza esigente del tutto per Cristo e con Cristo.     
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che le ali degli arcangeli ci facciano volare alto, verso le cime della santità, per respirare il tuo amore e per far parte delle tue schiere.  


Mercoledì 30 settembre
Santi del giorno: san Girolamo, nacque a Stridone in Dalmazia, fu battezzato a 25 anni, ordinato sacerdote a 38. Amò follemente Cristo e passò la prima parte della sua vita come collaboratore di papa Damaso, ritirandosi a Betlemme alla sua morte, dove tradusse la Bibbia in latino, la Vulgata.
È un grande santo, un grande biblista che ha amato la Parola di Dio, ha coniato la famosa frase: “L’ignoranza della Parola è ignoranza di Cristo”.

Dal libro di Giobbe
Giobbe rispose ai suoi amici e prese a dire:
«In verità io so che è così:
e come può un uomo aver ragione dinanzi a Dio?
Se uno volesse disputare con lui,
non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille.
Egli è saggio di mente, potente di forza:
chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?
Egli sposta le montagne ed esse non lo sanno,
nella sua ira egli le sconvolge.
Scuote la terra dal suo posto
e le sue colonne tremano.
Comanda al sole ed esso non sorge
e mette sotto sigillo le stelle.
Lui solo dispiega i cieli
e cammina sulle onde del mare.
Crea l’Orsa e l’Orione,
le Plèiadi e le costellazioni del cielo australe.
Fa cose tanto grandi che non si possono indagare,
meraviglie che non si possono contare.
Se mi passa vicino e non lo vedo,
se ne va e di lui non mi accorgo.
Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: “Cosa fai?”.
Tanto meno potrei rispondergli io,
scegliendo le parole da dirgli;
io, anche se avessi ragione, non potrei rispondergli,
al mio giudice dovrei domandare pietà.
Se lo chiamassi e mi rispondesse,
non credo che darebbe ascolto alla mia voce».

Giobbe risponde agli amici che vanno a trovarlo ricordando l’impari confronto tra un uomo e Dio. Giobbe sente tutta la grandezza del mistero di Dio e della potenza di Dio e si sente molte volte inadeguato a disputare con Lui. Secondo la mentalità dell’uomo biblico, egli vede Dio anche nelle opere della creazione, della natura, infatti parla delle montagne, della terra scossa nelle sue colonne, del sole, delle stelle, dei cieli, dell’Orsa, di Orione, delle Pleiadi. Giobbe contempla la natura e le grandi opere di Dio, percepisce in sé il mistero inafferrabile di Dio che è sempre più grande del nostro ragionamento e del nostro intelletto. La Parola di oggi vorrebbe rieducarci ad un rapporto rispettoso della maestà di Dio, affinché non riduciamo Dio ad un compagno di merende o ad una goliardica compagnia, ma Lo riportiamo alla profondità di un rapporto pieno di amore, rispettoso per la sua grandezza, la sua maestà, la sua presenza, il suo mistero.
I veri credenti oggi sono coloro che portano nel cuore questo profondo rispetto e tensione per il mistero di Dio in un tempo in cui Dio e le cose di Dio vengono trattate in maniera affrettata, superficiale e senza il rispetto dovuto al suo mistero, che è la verifica del vero amore.     

Pensiero del giorno: Signore, immergimi nel tuo mistero e toglimi la presunzione di conoscerti e di essere di casa nel tuo mistero.


Giovedì 01 ottobre
Santi del giorno: Santa Teresa di Gesù Bambino, nacque ad Alencon nel 1873, entrò nel Carmelo a 15 anni, diventò una grande mistica, scrive il libro Storia di un’anima. Si offrì in olocausto a Dio e pregò per i sacerdoti e i missionari, morì a soli 24 anni. Pio XI l’ha proclamata santa e patrona delle missioni. Giovanni Paolo II l’ha nominata Dottore della chiesa.
Preghiamo santa Teresina che oggi faccia piovere dal cielo una rosa d’amore anche per noi.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Il vangelo di oggi ci presenta il discorso missionario di Gesù che manda altri 72 discepoli e li invia due a due davanti a sé;  Luca ci elenca anche lo stile per andare in missione. Quello che colpisce in questo vangelo è che i destinatari della missioni dei discepoli sono le case, non tanto quelle in muratura, gli edifici, ma coloro che vi abitano, infatti Gesù dice: “In qualunque case entriate, prima dite: Pace a questa casa”. Che bella che era la tradizione di benedire le case viventi di Dio, cioè il cuore degli uomini, che bello che era vedere i pastori che entravano nelle case nel nome del Signore con la sua benedizione. Oggi una prima urgenza pastorale è proprio entrare nella casa, molte volte sigillata, complessa e difficile del cuore degli uomini. Se non entriamo in quella casa tutto diventa inutile perché il primo annuncio del vangelo passa dalla casa del cuore. Quando tu entri, nel nome di Gesù,  nella casa del cuore della gente e auguri a questa vita interiore, a questa dimensione misteriosa, la pace di Dio, la pace discenderà.
Il primo atteggiamento di essere discepoli, annunciatori del vangelo, è proprio cominciare dal cuore della gente, dalla casa interiore della gente. Le grandi strutture, i grandi progetti forse oggi non sono più opportuni, perché abbiamo cuori frantumati, esistenze difficili, solitudini abbandonate che non attendono un progetto, ma attendono un discepolo innamorato di Gesù che porta la sua pace, ridonando speranza e vita a coloro che desiderano fortemente questa pace e questa benedizione.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi discreto, umile e silenzioso come evangelizzatore del cuore degli altri. Rendimi capace di entrare con pieno rispetto nel cuore dell’altro, senza pretese di cambiare, senza arroganze di comandare, ma di entrare con il passo delicato che è il passo della tua misericordia allora, diventato riflesso del tuo amore, io porterò la tua pace e la casa del cuore degli uomini si aprirà alla tua vita.   


Venerdì 02 ottobre
Santi del giorno: santi angeli custodi, è una memoria molto cara al popolo santo di Dio, perché ci ricorda questi puri spiriti che vengono incaricati da Dio di custodire la nostra vita.

Dal libro dell’Esodo
Così dice il Signore: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, da’ ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari.
Il mio angelo camminerà alla tua testa».
La chiesa, nella solennità degli angeli custodi, ci fa leggere un brano dell’Esodo in cui si parla dell’angelo e della sua funzione: egli è davanti a noi per custodirci, per accompagnarci, perciò dobbiamo rispetto alla sua presenza, ascolto della sua voce e sincera amicizia con la sua protezione. La presenza angelica è un segno della sollecitudine amorevole e materna di Dio per noi. La presenza angelica non è una spiritualità evanescente e al profumo di lavanda, è propria della anime grandi, pensiamo ai santi che hanno avuto grande amore per i propri angeli custodi: san Francesco, san padre Pio, santa Gemma Galgani, santa Francesca Romana, la beata madre Teresadi Calcutta. L’angelo custode ci ricorda la preziosità che ognuno di noi è per Dio: siamo il suo tesoro, il suo amore, il suo vanto e la sua gioia. In un mondo senza angeli, al cui posto sono stati messi i fantasmi della religiosità naturale, la presenza angelica ci ricorda la fedeltà, la tenerezza e la maternità di Dio per noi. Più saremo innamorati dei nostri angeli custodi, più diventeremo angeli per le persone che incontreremo, ma il segreto di tutto è nella Parola di oggi: “Ascolta la voce del tuo angelo”, perché l’angelo ci porta ad ascoltare nel nostro profondo la voce dell’unico Dio, la voce del grande amore di Dio, la voce della sovranità di Dio sulla nostra vita. L’angelo ci rieduca all’ascolto in questo tempo così frettoloso e superficiale.      
Pensiero del giorno: Grazie, Signore, per il mio angelo custode, fa’ che lo riprenda intensamente nella mia vita e non lo dimentichi, perché senza angelo diventerei solo e abbandonato.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Il vangelo di oggi ci parla di questo bambino che Gesù definisce più grande nel regno dei cieli. Gesù ci esorta ad accogliere questi bambini nel suo nome e a non disprezzarli, perché i loro angeli nei cieli vedono sempre il volto del Padre suo. Certamente Gesù ci ha dato questo dolce compito di aprire i tesori del suo amore ai bambini anagrafici, che devono essere accolti come tesori di Dio, come splendide icone del suo amore, ma vicino a questi bambini anagrafici abbiamo anche tanti bambini che, pur avendo un’età adulta, sono ancora bambini feriti, solitari ed irrisolti. Ricordandoci che anche loro, come tutti noi, hanno la custodia degli angeli, vorremmo essere segni di amore, di misericordia e di maturità per aiutare questi bambini anagraficamente adulti, che piangono dentro, che non sono capaci di arrivare ad una maturità d’amore. Potremmo essere noi quegli angeli visibili che li aiutano  a crescere nella pienezza dell’amore di Cristo.   

Pensiero del giorno: grazie, Signore, del dono degli angeli custodi, ci sentiamo meno soli, ma soprattutto ci sentiamo dei tesori per te che custodisci con la delicatezza del tuo amore.


Sabato 03 ottobre
Santi del giorno: san Gerardo di Brogne, santa Candida, san Dionigi l’Areopagita.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Il vangelo di oggi ci mostra i 72 discepoli che tornano pieni di gioia perché i demoni si sono sottomessi al loro comando e Gesù subito ricorda loro che non è questa gioia che deve bastare loro, ma la gioia vera è un’altra: che i loro nomi sono scritti nei cieli, cioè che la loro vita, il loro destino, la loro persona è già di Dio e in Dio. Nel nostro tempo come dovremmo essere pieni del cielo di Dio, come dovremmo recuperare nella nostra testimonianza cristiana questa nostalgia per l’eterno, per il paradiso. Molte volte, in questi ultimi 50 anni, abbiamo reso orizzontale la nostra testimonianza e ci siamo talmente immersi nelle cose degli uomini quasi da essere unicamente impegnati in senso orizzontale per l’aiuto dell’umanità. Ma se ci manca il cielo, il desiderio di Dio, la nostalgia dell’eterno, la nostra testimonianza si riduce ad una buona volontà di fare qualcosa di bene. Invece, se siamo pieni di cielo e siamo scritti nel cielo, saremo passaggi luminosi nel nostro tempo che ha escluso il cielo, ma ne sente una sete ardente nel suo cuore e nella sua vita.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi testimone del tuo cielo perché gli uomini non si accontentino della consulenza delle costellazioni.  
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