29 luglio-03 agosto 2019 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

29 luglio-03 agosto 2019

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
29 luglio – 03 agosto 2019


Lunedì 29 luglio
Santi del giorno: santa Marta, san Lazzaro, sant’Olaf.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. 
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. 
Leggiamo oggi la prima lettera di san Giovanni apostolo in onore di santa Marta. L’apostolo ci chiama ad amarci avendo come modello Gesù, vittima di espiazione per i nostri peccati. Santa Marta è la donna attiva, sorella di Maria di Betania. mentre Maria è l’innamorata, Marta è l’indaffarata. Anche oggi pensiamo che l’amore sia operosità, disponibilità, volontariato, produzione di cose, ma siamo in un grande inganno, perché l’amore è quella forza interiore, quella interiore fecondità che fa portare Dio alle anime. A Gesù non interessano i preparativi di Marta, la preoccupazione delle cose che Marta vuole offrirgli , Gesù sta cercando gli innamorati, coloro che si mettono ai suoi piedi, coloro che non sono travolti dalle cose della vita, ma sono travolti dal fiume dell’amore. L’amore è tutto e chi ha l’amore, ha tutto.
Pensiero del giorno: Signore, non rendermi rumoroso di operosità come santa Marta, ma rendimi innamorato come Maria, allora l’operosità di Marta diventerà profezia d’amore.    
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

A santa Marta Gesù rimprovera l’ iperattività a danno della profondità e della contemplazione. Luca ci racconta questo episodio in cui Gesù, entrando in casa di Marta e di Maria, trova le due sorelle con due atteggiamenti diversi. Sarebbe superficiale e ridicolo vedere in questo vangelo l’opposizione tra preghiera ed attivismo, invece questa Parola di Gesù ci mostra che l’ascolto e  l’attivismo sono due sorelle, figlie di una stessa madre. Però Gesù ci ricorda che  tra i due ambiti, l’attivismo e l’ascolto, quest’ultimo ha la priorità, occorre cioè scegliere la priorità e l’ascolto la preghiera hanno la priorità assoluta perché solo nell’ascolto di Dio e della sua voce il fare diventa una liturgia di lode al Signore. Quando manca l’ascolto, il fare è solamente uno stordimento e una compensazione di un vuoto interiore che distrugge il cuore.
La vera sapienza di questo vangelo è tenere unite le due anime, Maria e Marta, perché entrambe sono necessarie nella priorità assoluta della parte migliore, che è sempre quella di Maria.

Pensiero del giorno: Signore, liberami dal ruolo di essere indaffarato, continuamente occupato e preoccupato delle cose, perché quando sono così ho già deciso di vendere la mia vita alla logica delle cose e del profitto, ma restando senzadi Te nel mio cuore mi sono assicurato tristezza e noia.    


Martedì 30 luglio
Santi del giorno: san Pietro Crisologo

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, Mosè prendeva la tenda e la piantava fuori dell’accampamento, a una certa distanza dall’accampamento, e l’aveva chiamata tenda del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell’accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore. Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all’ingresso della sua tenda: seguivano con lo sguardo Mosè, finché non fosse entrato nella tenda. Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda, e parlava con Mosè. Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all’ingresso della tenda, e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all’ingresso della propria tenda. Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda. Il Signore scese nella nube [sul monte Sinai], si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane e senza bere acqua. Egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole.

La Parola di oggi ci mostra Mosè che va a consultarsi con il Signore, entra nella tenda, sta davanti a Dio faccia a faccia e parla con Lui come uno parla con il proprio amico, è il Mosè spirituale, il Mosè non tanto operativo, leader di un popolo ribelle, ma il Mosè mistico che entra nella tenda e parla con Dio, che cerca Dio ed è intercessore presso di Lui per un popolo duro e dal cuore indurito.
Gli uomini mistici, gli amici di Dio, coloro che sanno entrare nella tenda di Dio sono coloro che danno il gusto, la profondità, il sapore alla storia. I mistici non sono persone evanescenti, i contemplativi non sono persone che fuggono il mondo, ma sono le radici invisibili di una storia che sta morendo perché ricca di gente parolaia. Anche la pastorale di oggi è rumore, fonte di parole e di prese di posizione, ma mancano gli uomini della tenda, gli uomini dell’intimità con Dio, san Mosè ce li doni e ci doni la sua esperienza di amicizia con Dio.
Pensiero del giorno: Signore, fammi entrare nella tenda del tuo amore perché lì trovo la vita; la piazza dell’uomo mi uccide.    
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Gesù, dopo aver congedato la folla, spiega ai discepoli l’ermeneutica profonda della parabola, cioè Gesù ne interpreta i simboli ed è l’unico caso in cui Gesù racconta una parabola e la spiega. Gesù ci dice che colui che semina il buon seme è Gesù, il campo è il mondo, il seme buono sono i figli del regno, la zizzania sono i figli del maligno, il nemico che l’ha seminata è il diavolo, la mietitura è la fine del mondo, i mietitori sono gli angeli. Ecco la spiegazione esaustiva di Gesù. Come porci di fronte a questa Parola? Di fronte a questa Parola vogliamo porci con la gioia di essere veramente i figli del regno, coloro cioè che diventano la terra buona del seme buono e la terra buona è la terra dove la grazia di Dio accolta, custodita e tutelata porta messe abbondante e frutto buono. Quella terra è la mia anima nella quale la Parola mette profonde radici e porta frutto. La terra buona è questa terra della grazia dove io accolgo la Parola nell’umiltà e nello stupore dell’ascolto e non nell’arroganza di un tentativo di comprensione che parte solamente da una mia intelligenza superba e aggressiva. Essere figli del regno significa essere la terra buona di Gesù.

Pensiero del giorno: Signore, com’è la terra della mia vita? Non lo so, ma se fosse una terra infestata di zizzania ti prego di estirparla con la potenza della tua grazia e con la radicalità del tuo amore per rendermi la terra buona della tua Parola, così sarò nel fiume dell’eternità e non nel fiato corto della cronaca.   


Mercoledì 31 luglio
Santi del giorno: sant’Ignazio di Loyola, san Fabio, san Calimero.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Il vangelo di Matteo ci racconta il regno dei cieli che è simile ad un tesoro nascosto nel campo e ad una perla di grande valore. La vita spirituale è questa continua ricerca del tesoro e della perla e la ricerca avviene nella profondità di una preghiera, di un ascolto e di un’appartenenza a Gesù. Chi sono coloro che cercano veramente il tesoro e la perla? Sono i discepoli di Gesù che non si lasciano ammaliare dalla frenesia e dalla ricerca mondana di esperienze nuove, di parole nuove e di cose nuove. Essi non sono figli di novità che muoiono nel breve spazio di un giorno, ma essi vogliono essere figli del tesoro e della perla dell’eternità, perché solo nell’eternità c’è il respiro di Dio che dà pienezza al cuore.

Pensiero del giorno: Signore, i cercatori d’oro compiono molti sacrifici per cercare anche un piccolo frammento d’oro nel fiume dove si dice si trovi. Rendimi infaticabile ricercatore del vero oro e del vero tesoro che è la Parola e per essere vero ricercatore liberami da tutte le mie opinioni che molte volte vorrebbero diventare infallibili e onnicomprensive della vita.    

Giovedì 01 agosto
Santi del giorno: sant’Alfonso Maria de’ Liguori, avvocato napoletano che dopo aver perso una causa ritrovò Gesù come priorità della sua vita. Fondò i Redentoristi per evangelizzare la povera gente delle campagne. Scrisse grandi libri di spiritualità, il più famoso è “Le glorie di Maria”, poi scrisse “Il gran mezzo della preghiera”, “L’apparecchio alla buona morte”. Fu un santo che aiutò i confessori ad amministrare il sacramento con frutto e con amore.        
Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, Mosè eseguì ogni cosa come il Signore gli aveva ordinato: così fece. 
Nel secondo anno, nel primo giorno del primo mese fu eretta la Dimora. Mosè eresse la Dimora: pose le sue basi, dispose le assi, vi fissò le traverse e rizzò le colonne; poi stese la tenda sopra la Dimora e dispose al di sopra la copertura della tenda, come il Signore gli aveva ordinato. Prese la Testimonianza, la pose dentro l’arca, mise le stanghe all’arca e pose il propiziatorio sull’arca; poi introdusse l’arca nella Dimora, collocò il velo che doveva far da cortina e lo tese davanti all’arca della Testimonianza, come il Signore aveva ordinato a Mosè.
Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora.
Per tutto il tempo del loro viaggio, quando la nube s’innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano le tende. Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata. Perché la nube del Signore, durante il giorno, rimaneva sulla Dimora e, durante la notte, vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d’Israele, per tutto il tempo del loro viaggio.
Mosè eseguì ogni cosa come il Signore gli aveva detto, eresse la dimora e cominciò a mettere tutti gli addobbi necessari perché Dio potesse essere celebrato e adorato dal suo popolo. Prese la testimonianza, la pose dentro l’arca, mise le stanghe perché l’arca potesse essere trasportata e potesse camminare con il suo popolo, infatti durante il tempo dell’esodo del popolo la dimora si innalzava e li seguiva. Dio misteriosamente presente nel segno dell’arca è un Dio itinerante con la nostra vita, è un Dio che segue i nostri ritmi, i nostri passi, le nostre speranze, i nostri viaggi, non è un Dio fermo e marmoreo, è il Dio vivo che ha la pazienza di seguirci nella dinamica di un cammino che molte volte non capiamo, che molte volte non è libertà, ma è peso, ma Dio ci segue con la pazienza di una madre, per dare al nostro cammino la finalità che non muore: arrivare all’amore.  
Pensiero del giorno: Signore, non rendermi campione di podismo, rendimi campione di santità nel camminare con Te, presenza misteriosa della mia strada.  
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Il vangelo di Matteo ci mostra Gesù che racconta ancora il regno dei cieli e lo paragona questa volta ad una rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci e poi i pescatori, quando tirano la rete alla riva, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Nel nostro tempo si è ingenuamente convinti che il bene e il male siano indifferenti, anzi che non esistano il bene e il male, esiste ciò che ognuno sceglie e ciò che ognuno ritiene bene o male. Oggi non esiste più una Parola unica ed eterna che identifichi bene e male. Oggi non c’è più bene e male perché le tre parole magiche del relativismo: secondo me, così fan tutti e che c’è di male hanno conquistato il cuore dell’uomo. In questo tempo, in cui pensiamo che tutto sia indifferente e legato alla decisione di un soggetto, Gesù ci ricorda che ogni azione, ogni scelta, ogni libertà passerà sotto il vaglio del giudizio, perché il giudizio finale separerà definitivamente il bene e il male incarnato nei buoni e nei cattivi, in quanto l’amore divide sempre per tutelare la verità dell’amore.
L’amore divide perché appaia più chiaramente che solamente il bene ha futuro ed eternità, mentre il male, diventando vittima di se stesso, ha come conclusione l’eterna dannazione del non amore.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fammi pensare più spesso alla realtà dell’inferno perché questo pensiero mi stimoli a scegliere sempre Te e solo Te e soprattutto non farmi credere che chi pensa all’inferno è un retaggio di un medioevo ormai passato, ma fammi capire che l’inferno è la verità che svela che con il vero amore non c’è possibilità di compromesso e di falsità.      


Venerdì 02 agosto
Santi del giorno: sant’Eusebio di Vercelli, san Pier Giuliano Eymard

Dal libro del Levìtico
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Queste sono le solennità del Signore, le riunioni sacre che convocherete nei tempi stabiliti. Il primo mese, al quattordicesimo giorno, al tramonto del sole sarà la Pasqua del Signore; il quindici dello stesso mese sarà la festa degli Àzzimi in onore del Signore; per sette giorni mangerete pane senza lievito. Nel primo giorno avrete una riunione sacra: non farete alcun lavoro servile. Per sette giorni offrirete al Signore sacrifici consumati dal fuoco. Il settimo giorno vi sarà una riunione sacra: non farete alcun lavoro servile». Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro: “Quando sarete entrati nella terra che io vi do e ne mieterete la messe, porterete al sacerdote un covone, come primizia del vostro raccolto. Il sacerdote eleverà il covone davanti al Signore, perché sia gradito per il vostro bene; il sacerdote lo eleverà il giorno dopo il sabato. Dal giorno dopo il sabato, cioè dal giorno in cui avrete portato il covone per il rito di elevazione, conterete sette settimane complete. Conterete cinquanta giorni fino all’indomani del settimo sabato e offrirete al Signore una nuova oblazione. 
Il decimo giorno del settimo mese sarà il giorno dell’espiazione; terrete una riunione sacra, vi umilierete e offrirete sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore. Il giorno quindici di questo settimo mese sarà la festa delle Capanne per sette giorni in onore del Signore. Il primo giorno vi sarà una riunione sacra; non farete alcun lavoro servile. Per sette giorni offrirete vittime consumate dal fuoco in onore del Signore. L’ottavo giorno terrete la riunione sacra e offrirete al Signore sacrifici consumati con il fuoco. È giorno di riunione; non farete alcun lavoro servile.Queste sono le solennità del Signore nelle quali convocherete riunioni sacre, per presentare al Signore sacrifici consumati dal fuoco, olocausti e oblazioni, vittime e libagioni, ogni cosa nel giorno stabilito”».
Oggi cominciamo a leggere il libro del Levitico, appartenente al Pentateuco. Mosè diventa legislatore delle feste e delle celebrazioni di Israele. Il libro evidenzia il Mosè liturgo che dà le norme perché il culto di Dio sia bello, glorioso e pieno d’amore. Mosè stabilisce tutta una serie di normative cultuali perché Dio sia amato ed adorato. Anche oggi dobbiamo riscoprire la liturgia come anello di congiunzione tra il mistero e noi, come ponte tra il tempo e l’eterno. Molte volte le nostre liturgie sono “orizzontalizzate” in argomenti umani, sociologici, sociali, abbiamo ridotto le celebrazioni ad un incontro di assemblee che si preoccupano forse solo dell’ambiente e del benessere umano, ma la celebrazione di Dio è lo stupore dell’innamorato che, pur riconoscendo i mezzi insufficienti che usiamo per celebrare il mistero, vi si tuffa. Il motore delle celebrazioni divine è la nostra nostalgia infinita, come diceva santa Teresa d’Avila nel suo “Castello Interiore”: quando moriamo di nostalgia per Dio, allora lo stiamo veramente celebrando, il resto è rumore.
Pensiero del giorno: Signore, celebrare il tuo mistero e la tua gloria non è mania estetica rituale, ma è amore e nostalgia liberati da un cuore d’amore.         
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Matteo ci presenta Gesù che ritorna nella sua patria ed insegna nella sinagoga. La gente rimane stupita di Lui perché lo interpreta attraverso la sua storia umana e visibile e non coglie in Lui il segreto e la profezia del Messia di Dio. Anche oggi molti profeti vengono rigettati dalle persone più vicine perché molte volte la loro Parola è scomoda e radicale e ci si difende dalla loro Parola usando l’alibi delle loro origini, della loro storia e della loro parentela perché un profeta come Gesù disturba sempre il quieto vivere della mediocrità.

Pensiero del giorno: Signore Gesù non farmi vivere di alibi, ma fammi sempre vivere nella verità del tuo amore.


Sabato 03 agosto
Santi del giorno: sant’Asprenato, san Eufronio

Dal libro del Levìtico
Il Signore parlò a Mosè sul monte Sinai e disse: «Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai echeggiare il suono del corno; nel giorno dell’espiazione farete echeggiare il corno per tutta la terra. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è un giubileo: esso sarà per voi santo; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest’anno del giubileo ciascuno tornerà nella sua proprietà. Quando vendete qualcosa al vostro prossimo o quando acquistate qualcosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratello. Regolerai l’acquisto che farai dal tuo prossimo in base al numero degli anni trascorsi dopo l’ultimo giubileo: egli venderà a te in base agli anni di raccolto. Quanti più anni resteranno, tanto più aumenterai il prezzo; quanto minore sarà il tempo, tanto più ribasserai il prezzo, perché egli ti vende la somma dei raccolti. Nessuno di voi opprima il suo prossimo; temi il tuo Dio, poiché io sono il Signore, vostro Dio».
Mosè stabilisce il Giubileo: ogni 50 anni si celebrava l’anno del Signore in cui ciascuno faceva riposare la terra, poteva restituire i debiti e poteva soprattutto cogliere la presenza di Dio nel tempo che scorre. Il vero Giubileo non è più ogni 50 anni. Il vero Giubileo avviene quotidianamente nel cuore di ciascuno quando sappiamo riposare in Dio, quando non ci facciamo travolgere dal lavoro, dagli impegni, dalle scadenze, dalle modalità, ma riposiamo nella contemplazione e nel cuore di Dio per respirare la vita e per riscoprire la vita come un dono misterioso del suo amore e non come un lavoro infinito e stressante.
Pensiero del giorno: Signore, stiamo vivendo il tempo di ferie, ma le vere ferie sono riposare nel tuo amore e nella gratuità del tuo abbraccio.  
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!». Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Primo sabato del mese caro al cuore immacolato di Maria.
Oggi leggiamo il martirio di san Giovanni Battista. Il precursore di Gesù è stato un uomo che non è mai sceso a nessun compromesso per la verità, un uomo veramente pieno di una pulizia divina, di una trasparenza divina e questi uomini non sono mai piaciuti al re e ai cortigiani. Oggi è venuto il tempo in cui essere testimoni trasparenti del Signore costerà molto caro perché, in un mondo dominato dalle ideologia e dalle lobby ideologiche, essere testimoni trasparenti e radicali dell’unica verità comporterà un prezzo: l’impopolarità, il disprezzo, il rigetto e, infine, il martirio spirituale o rosso di sangue.
Il martirio non passa mai di moda, anzi la storia della chiesa ci ha sempre insegnato che quando la chiesa ha conosciuto tempi di decadenza spirituale il sangue glorioso dei martiri è stato quel fiume della grazia di Dio che ha riportato la chiesa alla bellezza di essere sposa del Signore.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, fa’ che io non abbia mai paura di perdere la testa per te, perché quando perdo la testa per te, ho assicurato il mio cuore nel tuo cuore.    
stampa


 
Torna ai contenuti | Torna al menu