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29 ottobre 03 novembre 2018

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
29 ottobre – 03 novembre 2018

Lunedì 29 ottobre

Santi del giorno: sant’Onorato di Vercelli, san Gaetano Errico

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi – come deve essere tra santi – né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio.
Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce.

L'Apostolo raccomanda ai cristiani di Efeso degli atteggiamenti d'amore ispirati dal grembo di Dio quali la misericordia, il perdono, la carità e l'amore e insegna gli atteggiamenti da evitare: la fornicazione, la volgarità, le insulsaggini etc...... generate dalle parole vuote.
Nel nostro tempo non c'è solamente l'epidemia di Ebola, ma l'epidemia di parole vuote che generano mostri e zombie, che fanno dei nostri paesi una filiale della tristezza.

Pensiero del giorno: Signore, preservami dal contagio delle parole vuote con gli anticorpi della tua Parola.


Martedì 30 ottobre
Santi del giorno: san Marciano di Siracusa, san Germano di Capua.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Il vangelo di oggi ci presenta il regno di Dio con la similitudine del granello di senape, che è il più piccolo dei semi, ma diventa un albero grande in cui gli uccelli fanno il nido. Il regno di Dio non si espande con strategie di forza umana, con sapienza e conoscenza umana, il regno di Dio non si espande con la forza organizzativa dei  grande eventi o con il logorroismo di agenti pastorali che pensano di costruire il regno dissertando e facendo dotte conferenze sul regno di Dio. Il regno di Dio si espande per una grazia interiore, per una potenza interiore, per una forza interiore che Dio mette nella dinamica del suo regno. Il regno di Dio si espande soprattutto con coloro che si lasciano fare santi dal suo amore e diventano quel nido che accoglie le persone che cercano radici stabilità, casa e calore.   
Pensiero del giorno: Signore, rendimi umile operatore del tuo regno e convincimi che non hai bisogno di me, ma mi hai chiamato nella logica dell’amore solamente per una tua grazia.


Mercoledì 31 ottobre
Santi del giorno: san Quintino, san Volfango.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. «Onora tuo padre e tua madre!». Questo è il primo comandamento che è accompagnato da una promessa: «perché tu sia felice e goda di una lunga vita sulla terra». E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore.
Schiavi, obbedite ai vostri padroni terreni con rispetto e timore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, non servendo per farvi vedere, come fa chi vuole piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio, prestando servizio volentieri, come chi serve il Signore e non gli uomini. Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo che libero, riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene.
Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il Signore, loro e vostro, è nei cieli e in lui non vi è preferenza di persone.

L'Apostolo ricorda agli Efesini le basi della gioia della vita: l'amore per i genitori, l'amore dei genitori per i figli e l'amore dei padroni per i loro schiavi (al tempo di Paolo la schiavitù faceva parte della cultura).
Anche oggi c'è una schiavitù rivestita di libertà, di trasgressività e di apparente "furbizia".
Di questa schiavitù non se ne parla all'ONU, ma il cuore di Dio non si rassegna di fronte alla tratta di questi schiavi.

Pensiero del giorno: Signore, servo tuo sempre, schiavo mai.


Giovedì 01 novembre

Solennità di tutti i Santi

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».


Venerdì 02 novembre
Commemorazione di tutti i fedeli defunti


Sabato 03 novembre
Santi del giorno: san Martino de Porres

Dal vangelo secondo Luca
Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. 1Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 1Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Si tratta di una Parola di una potenza e di una profondità immense. Luca narra che Gesù era entrato di sabato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare, egli andava anche nelle case dei potenziali nemici e la gente stava ad osservarlo, perché era un invitato ragguardevole, ma anche Gesù osservava gli invitati. Anche noi chiediamo a Dio che il nostro occhio sappia scrutare i fatti della vita per poter capirla, che sia un occhio attento a quello che la vita ci dona, perché anche lì è nascosto il segreto di Dio. Gesù osservava come gli invitati sceglievano i primi posti, il cristiano deve decidersi per tempo per una cosa: se sarà un uomo banale, scontato, borghese, non sarà cristiano. La gente osservata da Gesù era gente tronfia, piena di sé, gente che sapeva di contare, che voleva raggiungere i primi posti, facendosi largo tra gli altri sgomitando, per imporre la propria borghesia scontata. Anche oggi nelle nostre comunità ci sono i primi posti e coloro che si impongono per arrivarci. Gesù ci invita a non voler raggiungere con le nostre forze ciò che non si è o ciò che non ci spetta, ma ad avere il senso del possibile in noi stessi, allora la grazia di Dio ci raggiungerà e ci dirà: “Amico, passa più avanti”. Dobbiamo essere raggiunti dalla grazia, non dobbiamo raggiungere con le nostre gambe quello che pensiamo di essere, ma non siamo. Spesso spariamo giudizi sugli altri o sgomitiamo, perché ci sentiamo migliori degli altri ma, solo se ci metteremo in fondo, il padrone stesso, colui che ci ha invitato, ci dirà di avanzare e ne avremo onore.  Non mettersi al primo posto significa non esasperare la propria fame di potere, di successo, di presenzialismo, usando magari il manto della madre Chiesa. Gesù “disse poi a colui che l’aveva invitato: - Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né ricchi vicini perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario,, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti -” cioè Egli invita a non essere banali, a non fare pranzi di società perché, se si entra nella logica di Dio, si debbono invitare nella propria vita, nella propria storia, coloro che apparentemente non possono ricambiare: storpi, zoppi, ciechi, occorre, cioè, amare le persone ferite, le persone che non si sono realizzate e che attendono da Dio una realizzazione, quella della grazia, allora avremo la ricompensa alla risurrezione dei giusti.
Pensiero del giorno: Signore Gesù, insegnami lo stile del discepolo, lo stile di Dio.
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