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30 dicembre 2018

La Parola > Parola della Domenica

Commento spirituale della Parola di Domenica 30 Dicembre 2018
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe


Prima lettura  1 Sam 1,20-28   


Anna, la sterile, riceve da Dio il dono di un figlio, Samuele, dopo aver pregato nel santuario di Silo, perché la maternità non è ideologia, ma è evento di Dio, è dono di Dio. Ella sente che la maternità e il parto non bastano a questo figlio e decide di non portarlo nel santuario fino ai tre anni, fino a quando cioè sarà il momento che lui possa vedere il volto del Signore.
Essere madri della propria vita, della propria anima, della vita degli altri comporta il sapersi  rigenerare presso il volto del Signore. Se non abbiamo incontrato il volto del Signore, non possiamo diventare madri, non possiamo partorire nello Spirito, non possiamo dare vita, perciò Anna è l’icona biblica di un’anima che non si fa, ma si lascia fare da Dio, di un’anima che percorre il profetismo di Dio, che sa attendere la Sua fedeltà, di un’anima che è madre in forza della Parola ascoltata, custodita e amata, e in forza di una contemplazione profonda del volto di Dio.
Perciò la Parola perciò ci domanda se ci perdiamo nei nostri discorsi, se argomentiamo su Dio o stiamo veramente cercando il Suo volto, perché recita un Salmo: “Il tuo volto Signore io cerco”.


Seconda lettura     1Gv 3,1-2.21-24

La festa della Santa Famiglia ci ricorda che per ciascuno di noi la vera famiglia, quella eterna, non è la famiglia della carne, ma la famiglia trinitaria, infatti san Giovanni ci dice che ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Il grembo della Trinità attende ciascuno di noi, troveremo riposo solamente in questo grembo, nel cuore di Dio, che è più grande del nostro cuore.
 

Vangelo    Lc 2,41-52

Il vangelo celebra la festa ebraica dei dodici anni di Gesù, quando per l’Ebraismo un bambino diventa uomo ed entra a far parte della comunità dei credenti a pieno titolo. Maria e Giuseppe sono figli della tradizione, delle ricorrenze del loro popolo e Gesù si adatta a queste scadenze, ma nello stesso tempo sfugge ad ogni reticolo sacrale. Perciò Maria e Giuseppe sono le icone della fatica della fede. Sebbene Maria fosse stata coperta dall’ombra dell’Altissimo, sebbene fosse stata fecondata dallo Spirito, sebbene Giuseppe fosse uomo giusto, essi non compresero la dinamica trinitaria della famiglia di Dio e per tre giorni cercarono con angoscia il figlio, che assumeva un ruolo misterioso, sganciato da un’appartenenza umana. Il credente è questo, colui che sa cercare e stupirsi davanti a Dio, che non comprende sempre le cose di Dio (“Ma essi non compresero le sue parole”), ma che non si stanca di cercare la famiglia trinitaria nel grembo chiaroscuro della Chiesa, rappresentata dal tempio. Gesù ci ricorda che c’è una famiglia vera, la famiglia dei suoi discepoli, che nasce dalle famiglie della carne aperte a questa grande dinamica della famiglia dello Spirito.
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