30 marzo 04 aprile 2020 - Sito Sultabor

Vai ai contenuti

Menu principale:

30 marzo 04 aprile 2020

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
30 marzo – 04 aprile 2020


Lunedì 30 marzo

Santi del giorno: san Secondo, san Leonardo Murialdo.

Dal libro del profeta Daniele
In quei giorni, abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkìa, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui. In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi. Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno». Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì. I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna. Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Tutti i suoi familiari e amici piangevano. I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte. Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei». Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò». Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».
Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».
Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente.
Oggi leggiamo nel profeta Daniele il famoso episodio dell’accusa di Susanna da parte dei due anziani. Nella figura di Susanna accusata i padri hanno sempre visto la persecuzione contro la chiesa, sposa di Gesù, fatta con falsità e con menzogna. Oggi questa Parola viene resa viva dai tanti nostri fratelli e sorelle nella fede perseguitati, oltraggiati, calunniati unicamente perché credenti in Gesù, innamorati di Gesù. La menzogna e la calunnia sono sempre armi sataniche che tentano di rubare la pace nel cuore dei figli di Dio. Anche nelle nostre comunità la calunnia, la maldicenza, il giudizio diventano quasi il respiro quotidiano della vita delle comunità fanno così tanto male che il santo padre Francesco ha detto: “Facciamo obiezione di coscienza dalle chiacchiere”. Daniele è proprio la persona libera, che non si lascia condizionare, la persona obiettiva che non va con la massa, ma che diventa voce isolata ed impedisce la stoltezza contro Susanna. Anche oggi siamo chiamati ad un profetismo chiaro, nitido, trasparente, vero, senza paura. Il profeta oggi è una voce fuori dal coro, dalla maggioranza della piazza. Il profetismo è un dono dello Spirito per il benessere e la santità della chiesa. Guardando a Daniele abbiamo davanti a noi un testimone che ci fa uscire dalle paure e dalla mediocrità e ci fa essere profeti forti e liberi della verità di Dio.   
Pensiero del giorno: Signore, fa’ che non mi compiaccia mai delle menzogne, delle calunnie e delle mormorazioni, ma che abbia sempre la forza di dissociarmi da queste società a delinquere.


Martedì 31 marzo
Santi del giorno: san Beniamino, san Balbina.

Dal libro dei Numeri
In quei giorni, gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti».
Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
Oggi leggiamo l’episodio, tratto da libro dei Numeri, dei serpenti brucianti che fanno morire tanti Israeliti in cammino verso la terra promessa. In questi serpenti brucianti e velenosi, che facevano morire molta gente, possiamo vedere il veleno che oggi uccide molte anime, molti cuori, molte esistenze, perché il veleno del serpente annulla il respiro ampio dello Spirito e, quando lo Spirito non respira più in noi, moriamo avvelenati dal veleno della mediocrità, della viltà e della paura. Il grande segno del serpente di bronzo che si innalza e che guarisce coloro che erano morsi è proprio il segno vivo di Gesù crocifisso vincitore della morte, del peccato e della paura. Dovremmo, come cristiani del nostro tempo, uscire per le piazze, per le strade inalberando e portando in trionfo l’immagine di Gesù crocifisso, perché l’immagine del suo amore, della sua passione guarirebbe molti che sono avvelenati dall’opportunismo, dalla mediocrità, dalla paura e dalla paralisi nella fede. Gesù crocifisso, il grande segno che deve attraversare anche il nostro tempo, un segno che guarisce e che dà la vita.                                                                                    
Pensiero del giorno: Signore, in questo nostro tempo in cui vengono rimossi i crocifissi dalle pareti, rendimi immagine viva del tuo amore crocifisso con la mia vita e la mia persona.  


Mercoledì 01 aprile
Santi del giorno: santa Maria Egiziaca, sant’Ugo, san Gilberto.

Dal libro del profeta Daniele
In quei giorni il re Nabucodònosor disse: «È vero, Sadrac, Mesac e Abdènego, che voi non servite i miei dèi e non adorate la statua d’oro che io ho fatto erigere? Ora se voi, quando udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell’arpa, del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, sarete pronti a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatto, bene; altrimenti, in quel medesimo istante, sarete gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente. Quale Dio vi potrà liberare dalla mia mano?».
Ma Sadrac, Mesac e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: «Noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto». Allora Nabucodònosor fu pieno d’ira e il suo aspetto si alterò nei confronti di Sadrac, Mesac e Abdènego, e ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadrac, Mesac e Abdènego e gettarli nella fornace di fuoco ardente. I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti. La fiamma si alzava quarantanove cùbiti sopra la fornace e uscendo bruciò quei Caldèi che si trovavano vicino alla fornace. Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azarìa e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco della fornace e rese l’interno della fornace come se vi soffiasse dentro un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia. Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: «Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?». «Certo, o re», risposero. Egli soggiunse: «Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell’aspetto a un figlio di dèi».  Nabucodònosor prese a dire: «Benedetto il Dio di Sadrac, Mesac e Abdènego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro Dio all’infuori del loro Dio».

Oggi leggiamo del re Nabucodonosor che obbliga tutti ad adorare la sua statua, ma Sadrac, Mesac e Abdenego si rifiutano di adorare e di rendere culto all’immagine del re, alla statua d’oro che lui ha fatto erigere come segno di potenza, di dominio e di arroganza. Questi tre giovani vengono gettati nella fornace, ma ne escono illesi, perché vengono assistiti da una quarta figura, l’angelo del Signore. Oggi non c’è più Nabucodonosor, ma c’è la cultura dominante, ci sono i satrapi odierni, le autorità politiche e civili che erigono continuamente statue idolatriche alla loro onnipotenza, alla loro arroganza autoritativa. I veri testimoni sono coloro che non si piegano a nessun tipo di idolatria, che non adorano ciò che non è Dio ma che, avendo Dio nel cuore, rendono culto a Lui solo, il solo degno di gloria, di onore e di lode. Quante forme subdole idolatriche, quante statue d’oro vengono innalzate dai potenti di oggi! Quante volte, in nome di una tolleranza, di un buonismo e di una falsa comunione, tanti credenti si prostrano, adorano, appoggiano in nome di un’apertura che non viene da Dio, ma viene da una loro paura e dal loro conformismo con il secolo presente!

Pensiero del giorno: Signore, allontanami dalla statua d’oro perché non voglio diventare idolatra dell’uomo, ma adoratore innamorato di Te.   


Giovedì 02 aprile Anniversario della morte di Giovanni Paolo II
Santi del giorno: san Francesco di Paola, sant’Abbondio.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:
«Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te:
diventerai padre di una moltitudine di nazioni.
Non ti chiamerai più Abram,
ma ti chiamerai Abramo,
perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò.
E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio».
Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione».
Oggi leggiamo nel libro della Genesi la promessa di Dio ad Abramo, il cambiamento del suo nome il fatto che diventerà padre di una moltitudine, depositario di un’alleanza, destinatario di una terra. La promessa ad Abramo è la promessa che Dio fa ad ogni anima, da essa Dio vuole una fede ardente, umile, una fede piena di fuoco, piena di entusiasmo e di gioia. È proprio l’alleanza della fede che oggi Dio cerca in ogni anima che egli insegue con il suo amore, con la sua tenacia, con la sua misericordia e con la sua presenza. Oggi i credenti ingiustamente sono considerati persone buone, persone eticamente corrette, persone che si danno da fare per il bene della società e per i poveri, ma questa è una visione riduttiva del credente, perché il credente è colui che si lega ad una promessa, ad una presenza, ad una seduzione con il suo Dio. il credente non è una persona buona, impegnata nel sociale per aiutare le forme di povertà, il credente è una persona sedotta da Dio, piena dell’ardore di Dio che diventa non assistenzialismo, ma lunga mano, lungo braccio, cuore di Dio per le povertà del nostro tempo. Anche nella lettura delle povertà del nostro tempo c’è una lettura riduttiva, infatti leggiamo le povertà economiche, sociologiche e nessuno ha il coraggio e la profezia di leggere la povertà più grande che oggi sta divorando la nostra Europa e la nostra patria: la povertà della fede, l’allontanamento dalla fede, l’apostasia silenziosa dalla fede.        
Pensiero del giorno: Signore, rendimi come Abramo: itinerante, umile e credente, perché voglio essere anch’io seminatore della fede.   


Venerdì 03 aprile 
Santi del giorno: san Sisto, san Luigi Scrosoppi.

Dal libro del profeta Geremìa
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.
Il profeta Geremia racconta la sua persecuzione. Questo profeta ha esperimentato nella persecuzione la vicinanza del Signore, infatti dirà: “Il Signore è al mio fianco”. In questo momento pensiamo a quanti nostri fratelli e sorelle nella fede in questi giorni, in questi mesi hanno resa viva la Parola di Geremia, hanno reso vivo l’evento salvifico della persecuzione per il nome di Gesù. Questi martiri vorrebbero scuotere il nostro quietismo e il nostro compromesso! Non siamo più perseguitati e molte volte non ci perseguitano non perché rispettano la nostra fede, ma perché siamo talmente ininfluenti, talmente insipidi che non disturbiamo più la mondanità e l’arroganza del mondo senza Cristo e senza Dio. La persecuzione è una grazia grande, una grazia immeritata che Dio dà ai figli che con entusiasmo non hanno paura di testimoniare, di compromettersi e di esporsi in prima fila per il nome di Gesù, per la causa di Dio e per l’amore dei fratelli. I perseguitati sono i figli più radicali di Dio, i figli che vivono la follia dell’amore e i persecutori, apparentemente vincitori, sono sconfitti da questi figli folli della follia d’amore di Dio. Noi, invece, molte volte siamo solo figli salottieri che parlano della persecuzione, ma non vogliono compromettersi con Gesù, mai.         
Pensiero del giorno: Signore, Geremia è stato perseguitato e tutti i tuoi amici sono stati perseguitati, ti prego, dammi la forza di testimoniarti nella follia dell’amore. Liberami dalla mia spiritualità salottiera che gratifica il mio comodo.   


Sabato 04 aprile
Santi del giorno: sant’Isidoro, beato Francesco Marto.

Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni.
Non si contamineranno più con i loro ìdoli, con i loro abomìni e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio.
Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre. Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Le nazioni sapranno che io sono il Signore che santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre.

Oggi leggiamo la promessa di Dio di far ritornare i figli di Israele nella terra dei padri, essi diventeranno un solo regno, non saranno più due popoli, ma in Dio troveranno l’unità con il re Davide, re giusto che regnerà su di loro. Anche oggi il vero nostro Davide è Gesù Cristo. Anche oggi è solo la signoria di Gesù che crea unità nella diversità, che crea unità nella frattura, nell’opposizione; più regna Gesù, più l’unità scende sulla chiesa e sull’umanità. La regalità sovrana di Gesù deve essere amata, riconosciuta, glorificata, come i cristiani del Messico degli anni ‘20 e ‘30 che morivano gridando: “Viva Cristo Re!”. Essi sono stati affascinati dall’unico Re, dal Re della pace, dal vero Davide, questo re che vuole regnare su ogni cuore diviso per portare la sua unità e la sua grazia.

Pensiero del giorno: Signore, fa’ che io sia sempre fedelmente monarchico della tua regalità, del tuo regno e della tua gloria, perché la tua monarchia è una monarchia d’amore che fa respirare il cuore.      
stampa


 
Torna ai contenuti | Torna al menu