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30 settembre 05 ottobre

La Parola > Parola della settimana

RIFLESSIONI SULLA PAROLA
30 settembre - 05 ottobre 2019


Lunedì 30 settembre

Santi del giorno: san Girolamo, nacque a Stridone in Dalmazia, fu battezzato a 25 anni, ordinato sacerdote a 38. Amò follemente Cristo e passò la prima parte della sua vita come collaboratore di papa Damaso, ritirandosi a Betlemme alla sua morte, dove tradusse la Bibbia in latino, la Vulgata.
È un grande santo, un grande biblista che ha amato la Parola di Dio, ha coniato la famosa frase: “L’ignoranza della Parola è ignoranza di Cristo”.

Dal libro del profeta Zaccarìa
La Parola del Signore degli eserciti fu rivolta in questi termini:
«Così dice il Signore degli eserciti:
Sono molto geloso di Sion,
un grande ardore m’infiamma per lei.
Così dice il Signore: Tornerò a Sion e dimorerò a Gerusalemme. Gerusalemme sarà chiamata “Città fedele” e il monte del Signore degli eserciti “Monte santo”.
Così dice il Signore degli eserciti: Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze.
Così dice il Signore degli eserciti: Se questo sembra impossibile agli occhi del resto di questo popolo in quei giorni, sarà forse impossibile anche ai miei occhi? Oracolo del Signore degli eserciti.
Così dice il Signore degli eserciti:
Ecco, io salvo il mio popolo
dall’Oriente e dall’Occidente:
li ricondurrò ad abitare a Gerusalemme;
saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio,
nella fedeltà e nella giustizia.

Il profeta annuncia che il Signore è molto geloso di Sion e un grande ardore lo infiamma per Gerusalemme. Egli profetizza che le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle. Il profeta vede la vita di Dio, vede l’amore di Dio e lo racconta. Il profeta ha sempre davanti a sé un ottimismo che non è frutto di un umano, ma è frutto di uno sguardo che va più in là degli avvenimenti. Occorre vedere l’azione di Dio, vedere la mano di Dio che agisce nel mistero della storia senza farsi inghiottire dalla cronaca di un evento dal respiro corto. Lo sguardo dei profeti  dovrebbe insegnare anche a noi a guardare la vita e la storia attraverso l’azione affascinante, misteriosa della mano, della grazia e della potenza di Dio. È Dio il grande costruttore e ricostruttore della storia. Solamente i profeti sono le vedette che vedono lontano, tutto il resto racconta la cronaca di un giorno che la sera è già vecchia.    
Pensiero del giorno: Signore, donami lo sguardo del profeta perché il mio occhio non muoia nel ristretto orizzonte della mia visuale.  
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la Parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Il vangelo di oggi ci mostra la domanda che i discepoli fecero a Gesù: chi di loro fosse il più grande. Il carrierismo, il voler apparire, il protagonismo non lasciano mai la nostra vita, vorremmo essere sempre i primi, i migliori, gli unici; vogliamo sentirci importanti, contare, comandare, vogliamo essere persone di riferimento, ma in questa maniera non saremo quel bambino che Gesù mette in mezzo e mostra come icona viva dell’accoglienza del suo vangelo e della grandezza della sua comunità. Il vangelo prosegue: “Giovanni prese la parola dicendo: Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni, ma glielo abbiamo impedito perché non ti segue insieme con noi”. Gesù, nella larghezza del suo cuore e nell’intelligenza della sua mente, non pone paletti a coloro che lo amano. Quante strade diverse e complementari per testimoniare Gesù e quanto forte è la tentazione, anche nelle nostre comunità, di emarginare coloro che non vogliono camminare nella strada percorsa da noi, ma che vogliono arrivare a Gesù attraverso strade diverse che portano a Lui.
Quanto forte è il senso dell’escludere e quanto forte è invece in Gesù il senso dell’includere. Questa è la vera libertà di Gesù.

Pensiero del giorno: Signore Gesù, non rendermi fondamentalista ed intollerante, ma ricordami che la mia strada è una delle tante strade che Tu hai preparato per arrivare al tuo amore.


Martedì 01 ottobre
Santi del giorno: Santa Teresa di Gesù Bambino, nacque ad Alencon nel 1873, entrò nel Carmelo a 15 anni, diventò una grande mistica, scrive il libro Storia di un’anima. Si offrì in olocausto a Dio e pregò per i sacerdoti e i missionari, morì a soli 24 anni. Pio XI l’ha proclamata santa e patrona delle missioni. Giovanni Paolo II l’ha nominata Dottore della chiesa.
Preghiamo santa Teresina che oggi faccia piovere dal cielo una rosa d’amore anche per noi.

Dal Vangelo secondo Luca
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che decide di andare con fermezza a Geruslemme, ma in un villaggio di samaritani gli impediscono di passare. I discepoli domandano a Gesù che faccia scendere un fuoco dal cielo e li consumi. Che bella questa icona di Luca di Gesù che cammina e che sa accogliere anche il rifiuto di persone che non si aprono al suo amore! Che dolcezza e tenerezza è la misericordia di Gesù, egli sa che gli uomini che lo rifiutano non hanno bisogno di un fuoco distruttore, ma hanno bisogno di un fuoco d’amore e Gesù, roveto ardente di Dio, dona questo fuoco e questo calore anche a coloro che lo rifiutano, sapendo che l’attesa è la forza della sua misericordia.

Pensiero del giorno: Signore, non rendermi inquisitore intollerante di coloro che non ti accolgono, ma rendimi capace di pregare, di offrire e di soffrire per il ritorno di tanti nel tuo cuore d’amore.


Mercoledì 02 ottobre
Santi del giorno: santi angeli custodi, è una memoria molto cara al popolo santo di Dio, perché ci ricorda questi puri spiriti che vengono incaricati da Dio di custodire la nostra vita.

Dal libro dell’Esodo
Così dice il Signore: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, da’ ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari.
Il mio angelo camminerà alla tua testa».
Oggi leggiamo il libro dell’Esodo che ci parla della figura dell’angelo custode. Egli è vicino a noi, cammina con noi e noi gli dobbiamo un rispetto di presenza e di amore. L’angelo ci ricorda l’amore tenero e sollecito di Dio, che ci accompagna tramite i suoi ministri, potenti esecutori della sua Parola, fiamme ardenti del suo amore. Il popolo di purissimi spiriti ci ricordano il primato della lode, dell’adorazione, della sacralità e della santità del mistero di Dio. Gli angeli si uniscono anche alle nostre celebrazioni, che molte volte sono rumorose e desacralizzate, e ci ricordano invece il mistero santo di Dio davanti al quale è giusto prostraci nello stupore di un’adorazione e di un amore.     
Pensiero del giorno: Signore, se mi dimenticassi del tuo angelo custode, ricordami che andrò in mano agli sbirri della vita.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Il vangelo di oggi ci parla di questo bambino che Gesù definisce più grande nel regno dei cieli. Gesù ci esorta ad accogliere questi bambini nel suo nome e a non disprezzarli, perché i loro angeli nei cieli vedono sempre il volto del Padre suo. Certamente Gesù ci ha dato questo dolce compito di aprire i tesori del suo amore ai bambini anagrafici, che devono essere accolti come tesori di Dio, come splendide icone del suo amore, ma vicino a questi bambini anagrafici abbiamo anche tanti bambini che, pur avendo un’età adulta, sono ancora bambini feriti, solitari ed irrisolti. Ricordandoci che anche loro, come tutti noi, hanno la custodia degli angeli, vorremmo essere segni di amore, di misericordia e di maturità per aiutare questi bambini anagraficamente adulti, che piangono dentro, che non sono capaci di arrivare ad una maturità d’amore. Potremmo essere noi quegli angeli visibili che li aiutano  a crescere nella pienezza dell’amore di Cristo.   

Pensiero del giorno: grazie, Signore, del dono degli angeli custodi, ci sentiamo meno soli, ma soprattutto ci sentiamo dei tesori per te che custodisci con la delicatezza del tuo amore.


Giovedì 03 ottobre
Santi del giorno: san Gerardo, santa Candida.

Dal libro di Neemìa
In quei giorni, tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse allo scriba Esdra di portare il libro della legge di Mosè, che il Signore aveva dato a Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I leviti spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi. Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza». I leviti calmavano tutto il popolo dicendo: «Tacete, perché questo giorno è santo; non vi rattristate!». Tutto il popolo andò a mangiare, a bere, a mandare porzioni e a esultare con grande gioia, perché avevano compreso le parole che erano state loro proclamate.

Anche Neemia fa parte di quelle figure, come Esdra, che hanno contribuito a ricostruire la storia di un popolo. Al centro del brano di oggi troviamo la lettura sulla piazza del libro della legge fatta dai Leviti, vi assiste tutta la gente che, ritrovando l’amore e la profondità della Parola, si commuove e piange. Neemia ricorda che è un giorno di grande gioia e di festa perché il popolo d’Israele riscopre la Parola.
Riscoprire la Parola di Dio come sovranità della nostra vita è riscoprire il respiro della nostra libertà. La Parola di Dio non può essere accostata e commentata dall’orgoglio sufficiente di un’intelligenza, dalla riduzione di un’ideologia o dallo svuotamento della sua radicalità mediante il compromesso del nostro comodo. La Parola deve brillare nella sua bellezza, nella sua esigenza, nella sua santità, allora resta di Dio.
Sarà questa Parola che ricomincerà a narrare la storia dell’uomo, vittima di se stesso, perché orfano della Parola.    
 
Pensiero del giorno: Signore, liberami dal commentare la tua Parola con le mie misure, fammi stupire della tua Parola con il tuo amore.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Il vangelo di oggi ci presenta il discorso missionario di Gesù che manda altri 72 discepoli e li invia due a due davanti a sé;  Luca ci elenca anche lo stile per andare in missione. Quello che colpisce in questo vangelo è che i destinatari della missioni dei discepoli sono le case, non tanto quelle in muratura, gli edifici, ma coloro che vi abitano, infatti Gesù dice: “In qualunque case entriate, prima dite: Pace a questa casa”. Che bella che era la tradizione di benedire le case viventi di Dio, cioè il cuore degli uomini, che bello che era vedere i pastori che entravano nelle case nel nome del Signore con la sua benedizione. Oggi una prima urgenza pastorale è proprio entrare nella casa, molte volte sigillata, complessa e difficile del cuore degli uomini. Se non entriamo in quella casa tutto diventa inutile perché il primo annuncio del vangelo passa dalla casa del cuore. Quando tu entri, nel nome di Gesù,  nella casa del cuore della gente e auguri a questa vita interiore, a questa dimensione misteriosa, la pace di Dio, la pace discenderà.
Il primo atteggiamento di essere discepoli, annunciatori del vangelo, è proprio cominciare dal cuore della gente, dalla casa interiore della gente. Le grandi strutture, i grandi progetti forse oggi non sono più opportuni, perché abbiamo cuori frantumati, esistenze difficili, solitudini abbandonate che non attendono un progetto, ma attendono un discepolo innamorato di Gesù che porta la sua pace, ridonando speranza e vita a coloro che desiderano fortemente questa pace e questa benedizione.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi discreto, umile e silenzioso come evangelizzatore del cuore degli altri. Rendimi capace di entrare con pieno rispetto nel cuore dell’altro, senza pretese di cambiare, senza arroganze di comandare, ma di entrare con il passo delicato che è il passo della tua misericordia allora, diventato riflesso del tuo amore, io porterò la tua pace e la casa del cuore degli uomini si aprirà alla tua vita.   


Venerdì 04 ottobre
Santi del giorno: san Francesco, nacque ad Assisi nel 1182 e, dopo una giovinezza gaudente e spensierata, si convertì a Cristo, si mise a servizio dei poveri e rinunciò a tutto per sposare “madonna povertà”.  Venne insignito delle sacre stimmate e fece del vangelo la sua regola di vita.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
Oggi leggiamo un brano tratto dalla lettera di Paolo ai Galati in cui l’apostolo parla del suo vanto che è la croce di Gesù. Per la croce di Gesù, che è stoltezza per i pagani, ma vanto per lui e i discepoli di Cristo, il mondo è stato crocifisso, così pure Paolo per il mondo. Vivere la crocifissione d’amore con la croce d’amore di Gesù è diventare segno di una testimonianza e di una intensità d’amore in un mondo che ha paura di un amore esigente e si accontenta di un amore superficiale, transitorio e part time. È veramente la croce di Gesù, con le stigmate di Gesù, con le ferite di Gesù che portiamo nella nostra anima innamorata della sua passione il segno grande che ci rende credibili e appartenenti a Lui. Francesco portò nella sua carne le stigmate e Dante lo paragonò ad un grande sole, Francesco fu grande perché fu piccolo, fu forte perché ferito dalle ferite dell’amore di Gesù. Dovremmo chieder a Dio, attraverso l’intercessione di san Francesco, il dono delle ferite d’amore perché esse non sono un argomento verbale e non sono un ragionamento cartaceo, ma sono parole vive di una seduzione, di uno sposalizio, di un’appartenenza ad un amore crocifisso. Senza le stigmate di Gesù non possiamo guarire le nostre ferite e nemmeno quelle degli altri; se avremo le stigmate supereremo la circoncisione, che per gli ebrei era vanto ed appartenenza, per avanzare nella ferita d’amore dove troviamo tutto, dove c’è tutto, dove ci viene dato tutto, come Francesco.    
 Pensiero del giorno: Signore, non cicatrizzarmi le ferite del tuo amore, ma rendile aperte perché quelle ferite sono la mia forza e sono il segno della tua grazia in me.  

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Il vangelo di Matteo ci presenta la preghiera di Gesù al Padre perché ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli. Un vangelo opportuno per la festa di san Francesco, perché egli diventò veramente il piccolo del vangelo, l’ultimo e l’umile di Gesù. Il fascino del francescanesimo non sta solamente in una cornice e in una patina ecologico-romantica, ma piuttosto nel suo umile discepolato, in questo vangelo sine glossa, cioè in questo vivere il vangelo senza preoccupazioni interpretative di sorta. La proto regola di Francesco furono dei passi del vangelo che egli offrì ai suoi fratelli come regola di vita, ecco perché Francesco anche oggi è attuale, affascinante, perché egli è diventato il buon sapore di Cristo, è quel vangelo vivente che non è diventato cartaceo e non è diventato deposito di biblioteca, ma è diventato vivo.
Che san Francesco d’Assisi ci renda piccoli, umili, minori e pieni di docilità alla Parola viva di Gesù.

Pensiero del giorno: caro san Francesco, non rendermi solamente preoccupato dell’ecologia e dei fiori, ma ferisci il mio cuore con l’amore per la Parola, quell’amore che avevi tu e che ti ha fatto cambiare completamente vita, facendoti diventare sole vivo per la chiesa.  


Sabato 05 ottobre
Santi del giorno: santa Faustina Kowalska, nacque  il 25 agosto 1905 vicino a Varsavia, entrò tra le suore della Beata Vergine della Misericordia e divenne la confidente di Gesù. La sua spiritualità sulla divina misericordia è diventata proprietà della chiesa universale. Morì il 5 ottobre 1938 ed è stata canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000.
Ricordiamo anche Bartolo Longo che diede inizio al santuario di Pompei e diffuse la devozione del rosario. Si prese cura degli ultimi e degli orfani.

Dal libro del profeta Baruc
Coraggio, popolo mio, tu, memoria d’Israele!
Siete stati venduti alle nazioni
non per essere annientati,
ma perché avete fatto adirare Dio
siete stati consegnati ai nemici.
Avete irritato il vostro creatore,
sacrificando a dèmoni e non a Dio.
Avete dimenticato chi vi ha allevati, il Dio eterno,
avete afflitto anche colei che vi ha nutriti, Gerusalemme.
Essa ha visto piombare su di voi l’ira divina
e ha esclamato: «Ascoltate, città vicine di Sion,
Dio mi ha mandato un grande dolore.
Ho visto, infatti, la schiavitù in cui l’Eterno
ha condotto i miei figli e le mie figlie.
Io li avevo nutriti con gioia
e li ho lasciati andare con pianto e dolore.
Nessuno goda di me nel vedermi vedova
e abbandonata da molti;
sono stata lasciata sola per i peccati dei miei figli,
perché hanno deviato dalla legge di Dio».
Coraggio, figli, gridate a Dio,
poiché si ricorderà di voi colui che vi ha afflitti.
Però, come pensaste di allontanarvi da Dio,
così, ritornando, decuplicate lo zelo per ricercarlo;
perché chi vi ha afflitto con tanti mali
vi darà anche, con la vostra salvezza, una gioia perenne.
Il profeta Baruc fa memoria agli Israeliti della loro storia, delle loro disavventure, dei loro tradimenti, dei loro peccati e delle loro deportazioni, perché possano ritornare a Dio decuplicando lo zelo. Questa parola è scomparsa dal vocabolario dei cristiani eppure è la parola del grande profeta Elia (“Lo zelo per l’onore della tua casa mi divora”) ed indica l’amore radicale e radicato che non ha misura, che è fiamma, che è ardore per il Signore. Cercare il Signore con l’amore che diventa zelo ardente è veramente tornare alla fonte della vita. sono gli innamorati, coloro che scottano d’amore, che potranno ricordarci di tornare al grembo di Dio per avere ancora la forza, la vita e la luce per il nostro cammino di uomini.
Pensiero del giorno: Signore, non voglio essere un mediocre tiepido senza zelo, rendimi eternamente febbricitante del tuo amore.
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Il vangelo di oggi ci mostra i 72 discepoli che tornano pieni di gioia perché i demoni si sono sottomessi al loro comando e Gesù subito ricorda loro che non è questa gioia che deve bastare loro, ma la gioia vera è un’altra: che i loro nomi sono scritti nei cieli, cioè che la loro vita, il loro destino, la loro persona è già di Dio e in Dio. Nel nostro tempo come dovremmo essere pieni del cielo di Dio, come dovremmo recuperare nella nostra testimonianza cristiana questa nostalgia per l’eterno, per il paradiso. Molte volte, in questi ultimi 50 anni, abbiamo reso orizzontale la nostra testimonianza e ci siamo talmente immersi nelle cose degli uomini quasi da essere unicamente impegnati in senso orizzontale per l’aiuto dell’umanità. Ma se ci manca il cielo, il desiderio di Dio, la nostalgia dell’eterno, la nostra testimonianza si riduce ad una buona volontà di fare qualcosa di bene. Invece, se siamo pieni di cielo e siamo scritti nel cielo, saremo passaggi luminosi nel nostro tempo che ha escluso il cielo, ma ne sente una sete ardente nel suo cuore e nella sua vita.

Pensiero del giorno: Signore, rendimi testimone del tuo cielo perché gli uomini non si accontentino della consulenza delle costellazioni.  
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